Dalla stazione tornammo delusi, pensavamo che gli ebrei non avessero aspetto umano. Invece scoprimmo che erano "cristiani" come noi». Era il luglio 1940 e 87 ebrei cominciavano ad arrivare in treno ad Albero-bello (Bari) da tutta Italia. E non certo per ammirare i trulli. Erano destinati alla «Casa rossa», uno dei 40 campi di concentramento fascisti allestiti alla vigilia dello scoppio della guerra. Il loro arrivo è così raccontato da Italo Palascia-no in una testimonianza raccolta nel 2002 e riportata nel libro di Francesco Terzulli La Casa rossa (Mursia). Un po' diverso il ricordo di Heinz Cohn di Louis, commerciante tedesco allora trentaduenne, uno degli 87, che in una testimonianza del 1988 ha lasciato scritto: «Arrivai ad Alberobello in catene. Venivo da Milano dove prima dello scoppio della guerra ero andato a visitare mio zio. Ero stato fermato dalla polizia, portato con altri ebrei a S. Vittore e poi in Puglia». Anche gli altri ebrei destinati alla Casa Rossa erano tedeschi in fuga dal Reich 0 profughi dell'Europa orientale. Si trovavano in Italia in attesa di emigrare in Palestina 0 negli Usa. Restarono intrappolati e considerati nemici. Dovevano essere «tolti dalla circolazione e avviati in appositi campi di concentramento». Uno è la Casa Rossa, un'imponente masseria, ex scuola agraria, in posizione collinare suggestiva a 5 chilometri dal paese. Ma non fu un luogo di villeggiatura per i deportati, che vi rimasero fino al luglio 1942. Molti da lì finirono in altri campi, quelli senza via d'uscita. Al loro posto arrivarono, fino al 6 settembre '43,95 cittadini slavi e ebrei italiani. Con l'Armistizio, la Casa Rossa diventò colonia di confino per ex fascisti. Beffa del destino. Poi «ospitò» (dal gennaio all'agosto 1947), 218 donne, «le signorine» sbandate (spesso al seguito degli americani), 0 ex collaborazioniste, 0 prostitute. Questa variegata presenza femminile suscitò l'interesse del regista Geza von Radvanyi, che, nel '49, realizzò il film «Donne senza nome - Le indesiderabili». Infine, questo campo di concentramento buono per tante stagioni, cadde nell'abbandono e nell'oblio. Due anni fa il sindaco di Alberobello, Bruno De Luca, ha scritto a Ciampi per salvare l'unico (e cadente) «luogo della memoria in Puglia, testimone di una straordinaria pagina di storia, parte integrante dei tragici effetti delle leggi razziali antiebrai-che». Di proprietà della Regione (che sola può salvarlo) è sotto procedura fallimentare. Ora il ministero per i Beni Culturali ha comunicato al sindaco di avere posto un vincolo di tutela sulla Casa Rossa ritenendola immobile di interesse storico artistico. Così se ne scongiurano l'abbattimento ed eventuali stravolgimenti architettonici e di. destinazione d'uso (a fianco è già sorto un albergo). «Quel luogo di sofferenza e di vergogna - commenta il sindaco - diventa monito contro tutti i fascismi e i razzismi e il nostro orgoglio».
Salviamo la Casa Rossa, luogo della memoria
87 ebrei cominciarono ad arrivare in treno ad Alberobello (Bari) nel luglio 1940. Erano destinati alla Casa rossa, uno dei 40 campi di concentramento fascisti. Il loro arrivo è raccontato da Italo Palasciano e Heinz Cohn, due dei deportati. La Casa rossa era un imponente masseria in posizione collinare, dove i deportati rimasero fino al luglio 1942. Molti da lì finirono in altri campi, mentre altri arrivarono fino al 6 settembre 1943. Dopo l'Armistizio, la Casa rossa divenne colonia di confino per ex fascisti. Nel 1947, ospitò donne sbandate e prostitute.
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