II Foro Italico perde la sua identità e diventa un colossale affare commerciale. Dopo anni di degrado, scempi e privatizzazioni, denunciate puntualmente da An, ora arriva l'ennesima batosta: lo stadio Olimpico di Roma verrà utilizzato come un mega cartellone pubblicitario. Il complesso architettonico sportivo, unico nel suo genere, oltre che cadere a pezzi, rischia così di essere snaturato. Il degrado è sotto gli occhi di tutti: si stanno sfaldando i mosaici, la casa delle Armi (Accademia della scherma di Moretti) sta crollando. Non solo, si cambia destinazione d'uso agli spazi rappresentativi (la Foresteria sud dovrebbe essere trasformata in ristorante), il Bar del tennis è stato già trasformato in circolo privato, si creano parcheggi sotterranei lungo il viale marmoreo delle Olimpiadi con gallerie per lo shopping in ipogeo. In sostanza oltre all'incuria si devono fare i conti con uno stravolgimento totale delle funzioni originali del monumento architettonico urbanistico di livello e di fama mondiale. Ieri è arrivata la ciliegina sulla torta. I seimila metri quadri a disposizione saranno sfruttati per maxiaffissioni e attività di promozione, maxigazebi, attività di volantinaggio, esposizione. La realizzazione concreta avverrà probabilmente dal prossimo mese di marzo: l"'Infront Italy", (società leader nel marketing sportivo) ha, infatti, già siglato un accordo triennale con la Coni Servizi spa, (società legata al Coni da un contratto di servizio e controllata dal ministero dell'Economia). L'operazione riguarderà le facciate esterne dell'Olimpico (gli spazi pubblicitari interni sono già gestiti da Lazio e Roma, le società calcistiche che si alternano a giocare nell'impianto). "Infront Italy" gestirà la raccolta pubblicitaria in forma cartellonistica e di attività promozionale nelle aree comprese tra la prima recinzione e gli spalti dello stadio. Questi spazi, a differenza dei cartelloni posti attorno al campo di gioco, rimarranno invece per lo più fissi, garantendo così allo sponsor una forte continuità e una grande visibilità. Un progetto che Riccardo Andriani bolla come una «incredibile follia». «Si conferma - dice il responsabile dell'ufficio Sport di An - la volontà di distruggere un'opera architettonica che tutto il mondo ci invidia. Si sta strumentalizzando un impianto per trarne solo un guadagno economico senza che, poi, la città possa fruirne e senza tutelarne il valore storico e sportivo». Un fatto nuovo che certamente allarma. Andriani che, sulla difesa dell'impianto sportivo ha già organizzato a Roma, per il 27 febbraio, un convegno dal titolo: «Salviamo il Foro Italico e restituiamolo a Roma», ricorda che a preoccuparsi non è solo la destra. Solo quindici giorni fa l'associazione ambientalista "Italia Nostra" aveva organizzato una campagna internazionale a difesa del Foro Italico mobilitando architetti, intellettuali e comitati cittadini. E così mentre il ministero per i Beni e le attività culturali, attraverso le Soprintendenze, sì mostra pronto ad assecondare i desiderata di Rutelli e Veltroni con le autorizzazioni di cosiddetti "piani di valorizzazione" che promuovono solo scempi definitivi e la mercificazione del Foro Italico, "Italia Nostra" ha lanciato una campagna per invertire il trend. «Una campagna che dimostra che sul progetto di commercializzazione del Foro Italico - dice Andriani - c'è un'opposizione bipartisan. Quello annunciato ieri è solo l'ultimo episodio di come questa struttura sia stata strumentalizzata negli anni di amministrazione rutelliana e veltroniana. Basta ricordare l'Ostello della gioventù che diventerà un centro commerciale. O ancora il Bar del tennis, con i campi di tennis attigui, che è diventato un circolo privato, ma guarda caso, per poterli realizzare sono stati abbattuti pini secolari. Questa speculazione è frutto dell'accordo concluso a suo tempo tra Coni Servizi e Veltroni». Che fare allora? «Il Foro Italico -dice ancora Andriani - invece di essere valorizzato viene chiuso alla cittadinanza. Snaturato della sua identità diventa così una sorta di megabazar dove ci sono centri commerciali e grandi cartelloni pubblicitari, mentre la costruzione del Museo dello Sport situato nella vecchia sala delle armi è rimasto bloccato e non va avanti».