CAGLIARI. Cinque milioni e 250mila euro sono già stati persi, altri tre milioni e 800mila si perderanno entro l'anno: questi i danni che il blocco dei lavori su Tuvixeddu ha prodotto per il Comune. Lo ha dichiarato ieri sera in consiglio comunale il sindaco Emilio Floris mentre ha reso conto all'assemblea di aver fatto, nella mattinata, un soprallugo sul colle per verificare la situazione. «Un anno e un mese di blocco del cantiere per la realizzazione dei venti ettari di parco archeologico, previsti dall'accordo di programma - ha precisato - hanno creato molti danni». Quattro milioni e 600mila euro sono stati chiesti dall'impresa per i blocco della strada che sarebbe dovuta passare in mezzo al canyon. Altri 650mila dall'impresa che stava realizzando il parco archeologico, «già pronto al settanta per cento», per il blocco dei lavori. Inoltre, ha informato il sindaco Floris, vi sono altri tre milioni e 800mila euro «che dovremmo avere entro quest'anno, da fondi Por, per l'ampliamento del parco ad altri tre ettari di terreno, in cima al colle, che avrebbe dovuto darci la Regione, secondo l'accordo di programma firmato nel 2000 (da Comune, Regione e Coimpresa - ndr). Ma che, vista la situazione, difficilmente riusciremo ad avere. A tutto questo poi andranno aggiunti i problemi, ancora da quantificare, prodotti da un anno di blocco dei lavori legati al parco archeologico «dove sia l'abbandono, che le piogge hanno fatto arretrare la situazione. E arriveremo a dieci o undici milioni». A questo punto «noi gireremo alla Regione il rimborso dei danni», ha continuato il primo cittadino. Poi ha aggiunto di aver «tentato di modificare l'accordo di programma in fase di commissione di controllo per l'applicazione dell'accordo di programma», chiedendo «alla Regione di proporre al privato (la Coimpresa) un accordo» per rinunciare alla lottizzazione prevista al lato del colle. Il sindaco aveva chiesto che «la Regione quantificasse il mancato guadagno del privato o ipotizzasse trasferimenti di volumetria, o tutti e due. Il governo dell'isola, però, «non ha accettato alcun dialogo - ha precisato - e ha preferito demonizzare piuttosto che tentare un accordo». Poi sia il Comune che la Coimpresa hanno fatto appello al Tar e questi ha dato pienamente ragione ai ricorrenti, individuando moltissime irregolarità nell'iter seguito dalla Regione. Ora «noi - ha continuato il primo cittadino - riprenderemo i lavori il prima possibile, dopo aver quantificato i danni e indipendentemente dal fatto che il governo della Sardegna farà ricorso al Consiglio di Stato. Siamo sempre pronti, naturalmente, ad apportare dei miglioramenti all'intervento per il parco, qualora questi venissero». Durante il dibattito seguito alle dichiarazioni del sindaco Floris, la maggioranza ha evidenziato, tra le altre cose, il «quadro disastroso prodotto dal comportamento della Regione» (Massimiliano Tavolacci, Udc) e la volontà di proseguire nell'errore «vista la volontà di ricorrere al Consiglio di Stato». E ha poi sottolineato «l'attività politica arrogante e prepotente del governatore, come al solito» (Ettore Businco, Udc). Il tutto dividendo il mondo «in modo pretestuoso tra ambientalisti e cementificatori» (Alessandro Sera, An). L'opposizone ha, invece, chiesto che «si riporti il discorso sul piano politico (tra gli altri Ninni Depau, Pd, e Claudio Cugusi, Rifondazione) e domandato al sindaco di puntare alla mediazione politica accolgiendo le istanze della nuova sensibilità ambientale, da far convivere con la certezza del diritto.