L' articolo 27 del decretone, collegato alla finanziaria, da poco convertito in legge, sferra l'attacco finale al patrimonio culturale del nostro Paese, che già aveva subito colpi micidiali con la nascita della Patrimonio spa. Due tappe della svendita dei beni culturali, contro le quali i ds hanno condotto, nel Parlamento e nel Paese, una dura battaglia, che non si è conclusa nemmeno con la pubblicazione delle due leggi sulla Gazzetta Ufficiale. Ieri, a Roma, con un seminario dal titolo Beni culturali, patrimonio da salvare, il gruppo ds del Senato, ha lanciato la controffensiva, lungo tre linee, illustrate da Chiara Acciarini, capogruppo ds in commissione Pubblica istruzione. Queste. Una serie di emendamenti alla finanziaria (attualmente all'esame della Camera) per correggere le parti che minacciano la svendita, con un appello ai parlamentari della maggioranza, che sono in disaccordo con la propria parte politica, a far valere le loro ragioni; un ddl, già depositato a Palazzo Madama, per l'attuazione dell'art.117 della Costituzione, in materia di beni culturali e paesaggistici; un appello ai sovrintendenti perché facciano valere il loro «dissenso esplicito» al meccanismo del silenzio assenso. «Il futuro dei beni culturali - ha detto l'ex ministro del settore, Giovanna Melandri - è messo in serio rischio da un quadro grave e pericoloso, incerto e pasticciato, segno prevalente di due anni di amministrazione dello Stato, che rinuncia alle politiche culturali, riducendo le risorse economiche e soprattutto rinuncia alla titolarità pubblica dei suoi beni, non solo culturali, ma anche demaniali». Sotto tiro, naturalmente, l'ormai famoso «silenzio-assenso», un principio che i ds non esitano a definire «aberrante». «Un meccanismo vergognoso - ha sostenuto il capogruppo ds a Palazzo Madama Gavino Angius - che consente la svendita del patrimonio artistico, in una legge finanziaria che si è resa inemendabile, con il voto di fiducia, anche da parte degli stessi parlamentari di maggioranza». Angius non ripone troppa fiducia sulla possibilità di poter vincere questa battaglia a livello parlamentare; confida, invece, sulla possibilità di stabilire un collegamento tra l'iniziativa dell'opposizione con i gruppi sociali, i movimenti, la società civile, per costruire con i cittadini «una vera e propria sinergia» a difesa del patrimonio culturale del Paese. E le associazioni per la tutela dei nostri beni culturali hanno chiesto una giornata di mobilitazione contro la riforma del ministero per il 12 dicembre. Lo stesso seminario, lo ha ricordato Maria Grazia Pagano «rappresenta un momento di confronto con gli operatori del settore, per proseguire la nostra battaglia». E confronto c'è stato, in un serrato dibattito, durato l'intera giornata. Tra i protagonisti. Giuseppe Chiarante, dell'Associazione Bianchi Bandinelli («È falso che il silenzio-assenso serva per rafforzare le garanzie di tutela, serve al Tesoro che vuol fare dei beni culturali una merce»); Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la bellezza («non credo che ci troviamo di fronte a dilettantismo, ci troviamo di fronte ad un'altra cultura, di rottura totale con i principi di tutela»); Anna Maria Petrioli Tofani, direttrice degli Uffizi («non si comprende che vendere i beni culturali significa produrre ricadute sul territorio, su tutto l'indotto del commercio, dell'alberghiero, della ristorazione»). La senatrice Vittoria Franco ha proposto di dare continuità all'incontro per affrontare «un'emergenza che riguarda la sussistenza stessa del patrimonio culturale».