IN GIOCO non c'è solo il tracciato della tramvia. Non è la solita lotta guelfi e ghibellini. Questa volta il confronto, che culminerà con il referendum di domenica prossima rappresenta qualcosa di più: sintetizza «la disputa tra chi è per l'innovazione della città e chi è invece per la conservazione ». È questa la vera sfida lanciata dal sindaco Leonardo Domenici. Ecco la vera posta in gioco: presente e futuro a giocarsi la partita più importante. «È stata una campagna referendaria caratterizzata dalle falsità messe in giro dai promotori del referendum » attacca Domenici. Non è stato facile, infatti, rispondere alle trambufale del comitato antitramvia e del capogruppo dell'Udc, Mario Razzanelli, vero promoter della raccolta firme per questo referendum «si tratta di un atto contro la città, un sabotaggio che ai fiorentini fa perdere soldi e tempo» commenta Domenici. Naturalmente il centro destra con la sua battaglia forsennata contro la tramvia ha tentato in tutti i modi di politicizzare il referendum. Comunque ora c'è «e credo che sia importante votare "no" a chi vuole il blocco della tramvia» aggiunge il sindaco. La domanda se i tram devono, si o no, passare per trecento metri vicino al Duomo sarebbe solo un pretesto, un granello di sabbia. «Domenica? Il mio appello ai fiorentini è di andare a votare "no" a chi vuole ingessare la città, a chi vuole provocare il declino di Firenze» spiega Domenici. Sindaco se a vincere saranno i "si" cosa succederà? «Io sono fiducioso sul risultato del referendum. Ma come è noto, secondo il nostro statuto comunale, sull'esame dei risultati referendari l'ultima parola spetta al consiglio comunale. Ricordo infatti che si tratta di un referendum consultivo, che qualcuno lo presenta come abrogativo esclusivamente per le proprie smodate ambizioni personali, mentre qualcun'altro lo cavalca perché la debolezza politica e culturale del centro destra fiorentino è tale che non hanno avuto nemmeno il coraggio di discutere tra di loro e di frenare questa improvvida iniziativa referendaria. Ecco perché questa città non ha meritato, non merita oggi, e non meriterà mai un governo di questo inetto centro destra». Lei ha chiesto a Razzanelli una trasparenza sulle spese referendarie del comitato per il si. Ma l'esponente dell'Udc ha replicato che si tratta di soldi di privati e che non è tenuto a dare conto. «Questo dimostra che Razzanelli non riesce a comprendere il senso delle istituzioni democratiche: se sono soldi suoi, lo dica e lo dimostri. È sempre così. Quando c'è una campagna elettorale si fa il rendicontodelle spese, si fanno vedere entrate e uscite, perché si deve sapere come uno ha preso i soldi e come li ha investiti. Se sono soldi suoi va bene, vuol dire che ne ha tanti. Considero gravissima la risposta di Razzanelli, per usare un linguaggio attuale dico che è la risposta di chi fa parte di una casta, cioè di una persona che non si rende conto di essere un rappresentante nelle istituzioni del popolo sovrano, è convinto di non dovere rendere conto a nessuno. Anche il direttore dei Musei Vaticani, Paolucci, si è schierato contro i tram in piazza Duomo. «Il professor Paolucci era soprintendente del polo museale quando discutevamo il progetto, è stato in consiglio comunale, quindi sa di che cosa stiamo parlando. Ma evidentemente cambia idea con una certa facilità. Credo che bisogna sempre considerare che non stiamo parlando di una questione che è nata ieri, o pochi anni fa, la prima ipotesi dei tre tracciati in discussione è del 1994. Non capisco come si possa sostenere che queste erano scelte ignote soprattutto per chi ricopriva incarichi di responsabilità e che aveva avallato». Ma i fiorentini conoscono bene questi progetti? «Forse c'è una sorta di squilibrio: da una parte c'è chi è molto informato, dall'altra c'è chi lo è meno, perché pensa che la tramvia sia una questione che riguardi un'altra parte di città.Ecco a questo proposito voglio mandare un messaggio: la tramvia riguarda tutta la città perché fa parte di un progetto integrato che dovrà poi unirsi alla liberazione dei binari di superficie con il sottopasso dell'Alta Velocità a un ridisegno delle linee su gomma, che inevitabilmente riguarda tutta la città. Quindi io credo chea questo referendum dovranno votare tutti i fiorentini. Altrimenti si pensa che sia solo un referendum sui tram in piazza Duomo. Non è così».
Firenze, il referendum contro la tramvia è boicottaggio
Il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, ha lanciato un appello ai fiorentini per votare "no" al referendum sulla tramvia che si terrà domenica prossima. Domenici ha criticato il comitato antitramvia e il capogruppo dell'Udc, Mario Razzanelli, per aver tentato di politicizzare il referendum e aver fatto falsità sulla campagna referendaria. Il sindaco ha anche affermato che il referendum è un atto contro la città e che i fiorentini devono votare "no" per evitare il declino di Firenze. Domenici ha anche criticato Razzanelli per non aver fornito trasparenza sulle spese referendarie del comitato per il "si".
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