Arrivano i divieti di dimora, pugno di ferro contro mattone selvaggio Punita la proprietaria di una villa. Altre misure eccezionali La signora romana la sua villa non potrà neanche guardarla dal cancello. Perché la villa per gli inquirenti è abusiva e la Procura ha deciso di "punire" la donna con il divieto di dimora all'Argentario. È soltanto uno dei clamorosi provvedimenti che stanno colpendo diverse persone nella zona. Per il pm di Grosseto i lavori nella villa sono talmente "illeciti" da necessitare un intervento esemplare, una misura punitiva senza precedenti, a cui si affianca la sospensione di sei mesi dalla professione per il geometra che dirige il cantiere. Un costruttore e un direttore dei lavori invece non potranno mettere piede in un cantiere dove sono stati commessi abusi. MONTE ARGENTARIO. La signora romana la sua villa non potrà godersela neppure guardandola dal cancello. Perché la villa, secondo gli inquirenti, è abusiva, e la Procura ha deciso di "punire" la donna con il divieto di dimora all'Argentario. Insomma, fino a processo finito, non potrà mettere piede in zona, in caso contrario rischierà l'arresto. È questo soltanto uno dei clamorosi provvedimenti che in queste ore stanno colpendo un bel po' di persone tra Porto Santo Stefano e Porto Ercole, esclusive perle della costa. La signora, la cui identità resta coperta dal più assoluto riserbo, è la proprietaria di una villa sul Promontorio, e risulta committente dei lavori in corso. Per il sostituto procuratore grossetano Stefano Pizza quei lavori sono talmente "illeciti" da necessitare un intervento esemplare. E così, oltre al "banale" sequestro del cantiere, ecco il provvedimento-choc indirizzato alla persona fisica. Misura punitiva senza precedenti, alla quale si affianca la sospensione di sei mesi dalla professione ordinata per il geometra che dirige il cantiere. Mai visto prima. Mai visto, ma a quanto pare destinato a vedersi spesso, d'ora in avanti. Perché a stretto giro di posta, nello scorso fine settimana i carabinieri di Porto Santo Stefano hanno notificato altri due provvedimenti da brivido ai danni di altrettanti presunti "furbetti": si tratta di un costruttore e di un direttore dei lavori, entrambi residenti a Monte Argentario. Ed entrambi colpiti da divieto di dimora a Monte Argentario stesso. Esiliati? Non proprio. A quanto si apprende, infatti, la misura cautelare sarà applicata solo nell'area del cantiere e limitrofe. Insomma, se i due decidono incautamente di avvicinarsi al luogo del delitto, rischiano l'arresto. Uno dei due, addirittura, deve pure presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria per dimostrare di non essere in giro a combinare guai. Spiegano i carabinieri dal comando compagnia di Orbetello che tanta durezza, in questi ultimi casi, si spiega con il fatto che i due denunciati sono "recidivi", habitués dell'abuso edilizio. Dunque, con loro, mano pesantissima. I provvedimenti di questi giorni all'Argentario, aspri quanto insoliti, al di là delle singole situazioni si spiegano compiutamente solo in un quadro generale, che a dire il vero è molto sconfortante. Circa un mese fa, infatti, la Procura della Repubblica di Grosseto ordinò un clamoroso blitz della polizia nel palazzo comunale di Monte Argentario: perquisizioni e sequestri a raffica, con ben undici persone indagate per reati vari, dalla corruzione all'abuso d'ufficio, connessi proprio al "sacco" urbanistico ed edilizio nel quale sarebbe stato infilato per anni l'Argentario, addirittura - ipotizza la Procura - con la gestione di una "cupola". E mentre il commissario prefettizio (il Comune è senza sindaco da mesi) dà avvio alla demolizione di un "ecomostro" simbolo - un orribile muro costruito su una delle spiagge più belle del promontorio - i carabinieri continuano a sigillare, uno dietro l'altro, cantieri nei quali si ritiene si costruisca illecitamente. Solo la settimana scorsa sono stati sigillati beni immobili per un valore stimato di circa 8 milioni di euro. A quanto pare però i sigilli non bastano. E così ecco le inedite e durissime misure cautelari. Misure che, dicono i carabinieri, vogliono innanzitutto lanciare il chiarissimo messaggio della "tolleranza zero": niente più trippa per furbetti, d'ora in avanti. Ma che al tempo stesso, come fanno notare in molti, danno anche il segno di una sconfitta collettiva: per fermare l'assalto c'è bisogno di inventarsi nuove forme di repressione. Come a dire che se non gli metti davvero paura, qui tutti continuerebbero a fare bellamente il loro comodo.