- Dopo il clamoroso furto ai danni della Collezione Buhrle di Zurigo, l'Ugl, Unione generale del lavoro, lancia l'allarme sulla sicurezza dei musei italiani. Ma il confronto tra il caso svizzero e il sistema museale italiano divide gli esperti. Secondo il coordinatore nazionale Ugl Beni Culturali, Renato Petra, "la tecnica utilizzata in Svizzera puo' diventare l'apripista per i malintenzionati nostrani. I sistemi di videosorveglianza adottati dalla maggior parte dei nostri musei - ha spiegato il sindacalista - potrebbero rivelarsi inefficaci se poi non c'e' abbastanza personale di vigilanza che interagisce con essi". Non la pensano allo stesso modo i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc), forti dei dati che vedono i furti ai danni delle strutture museali pubbliche diminuire, nel 2007, del 7 rispetto al 2006. "E i furti che ci sono stati non hanno comunque interessato opere di pregio", ha dichiarato all'Adnkronos Cultura il maggiore Roberto Colasanti, capo sezione Operazioni del Comando Tpc, aggiungendo che "in Italia non esiste nessun allarme. Per mantenere elevato lo standard di sicurezza dei musei pubblici, il personale del Comando, d'intesa con il ministero per i Beni e le Attivita' Culturali, le sovrintendenze competenti e le direzioni museali, procede alla periodica revisione dei sistemi di sicurezza: impianti di allarme, sistemi anti-intrusione, telecamere e personale di sorveglianza". Insomma, in Italia il livello di sicurezza dei musei statali e' tale da rendere impensabile che un soggetto possa introdursi nella struttura senza essere filmato e registrato, allarmando coloro che sono preposti alla sorveglianza della struttura