Ogni tre anni, ogni governo e ogni ministro, vi è sono cambiamenti in sedi e direzioni del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Gli ultimi, arrivati pochi giorni prima della scedenza dello scorso anno, si inseriscono in una fase molto particolare: grave crisi politica, tensioni fra Stato e Regioni, la sentenza 3672007 della Corte Costituzionale che ribadisce il ruolo esclusivo dello Stato nella tutela del paesaggio, aggiustamenti «allultimo momento» del Codice dei Beni Culturali. Si conferma il peso dello spoil system: i ministri fanno nomine e spostamenti non tutti impeccabili nelle competenze; molto attenti, piuttosto che alla realizzazione di un criterio univoco di rotazione triennale, a bilanciamenti politici. Lo spostamento che ha fatto più scalpore, a livello nazionale, è certamente quello legato a Pio Baldi, architetto che ha avuto il merito di organizzare e far crescere il Darc (Dipartimento Arte Contemporanea). In Sardegna il Direttore regionale Paolo Scarpellini (spedito qualche anno fa, sotto lallora ministro di Forza Italia Giuliano Urbani, in Basilicata e poi rientrato nellisola) viene nuovamente trasferito, questa volta in Calabria. Se vi è stata la forte e convinta denuncia di Vittorio Emiliani, fra le organizzazioni sindacali è favorevole la UIL; positiva, ma non completamente, la CGIL Funzione pubblica, che arriva a percepire «un sentore di punizione politica o di stand by - in attesa di prove di fedeltà più certe - che non giovano al disegno. Qui, appunto, la questione del Contemporaneo e del paesaggio, il Lazio, lInnovazione, la Sardegna eccetera, mentre sono rimaste ferme quelle che non lo dovevano proprio rimanere (Abruzzo, Umbria, Liguria, Friuli eccetera)). Il sistema dello spoil system, ormai corroborato dalle tensioni fra Stato e Regioni, mina il principio della tutela pubblica esercitata da funzionari statali almeno teoricamente indipendenti o meno dipendenti dai meccanismi elettivi, e quindi da condizionamenti diretti della politica dei partiti. Laria che circola sanziona la grave difficoltà di questo meccanismo; la tradizione della pubblica tutela è in una crisi assai profonda (si veda da ultimo, levidente calo qualitativo delle caratteristiche professionali richieste per i concorsi a Soprintendente). II previsto mutamento del quadro politico fa temere un nuovo e più grave attacco alla tutela pubblica di beni culturali e paesaggio e, con la succitata sentenza della Corte costituzionale, una sicura tensione sul tema. Sarà interessante capire, anche in vista della prossima scadenza elettorale, le posizioni delle varie forze politiche: nel Partito Democratico prevarranno quelli che pensano al passaggio di competenze alla Regione (come ad esempio Renato Soru) oppure si rafforzeranno le tradizioni di unitarietà della tutela nazionale? La Sinistra-Arcobaleno, come si esprimerà? Nel centrodestra prevarranno le forze legate allunità nazionale oppure quelle separatiste (con nuove forzature del Titolo V della nostra Costituzione?). Cè da augurarsi, in attesa della seconda tornata di nomine (i soprintendenti) da parte del Ministro - chiunque sarà, dopo il voto, il titolare - un confronto almeno aperto e comprensibile.
Sardegna - Lo spoil system fa solo danni
Ogni tre anni, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali subisce cambiamenti. Gli ultimi cambiamenti sono stati fatti pochi giorni prima della scadenza dello scorso anno. Il Ministero è stato colpito da una grave crisi politica, tensioni fra Stato e Regioni, e una sentenza della Corte Costituzionale che ribadisce il ruolo esclusivo dello Stato nella tutela del paesaggio. Il sistema di nomine e spostamenti dei ministri è stato criticato per essere basato su bilanciamenti politici piuttosto che su criteri univoci di rotazione triennale. Il Direttore regionale Paolo Scarpellini è stato trasferito in Calabria, mentre il Direttore del Darc è stato spostato.
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