Anche le firme di Aymonino e Fuksas all'appello di Italia Nostra contro gli interventi previsti dal Coni Non ci tornavo da decenni, da quando, alla fine dell'udienza di un processo - non mi ricordo più quale, facevo per «La Stampa» la cronaca dei processi che coinvolgevano una donna, o come vittima o come presunta assassina - un avvocato, Eugenio De Simone, famoso nel foro romano per essere l'avvocato del Principe di Bisanzio, Antonio De Curtis (Totò), mi invitò ad accompagnarlo al Foro Mussolini. (Lui lo chiamava ancora così). «Voglio farle vedere - mi disse - come l'hanno ridotto i suoi amici comunisti! ». Accettai la provocazione, del resto il napoletano De Simone non era nemmeno fascista, era un monarchico fervente, forse addirittura "bizantino"... L'avvocato mi trascinò dunque fino al Piazzale dell'Impero, davanti ai mosaici bianchi e neri semicancellati; mi disse anche il nome dell'autore dei cartoni. Lo dimenticai subito. Ora invece lo so: era Giulio Rosso, ed è stata restaurata una parte delle immagini da lui concepite. Gladiatori, schermitori, una famiglia contadina alla semina, ma anche un aeroplano di tela di quegli anni, e, ahimè, un camion con un carico di fascisti che inneggiano, «W Mussolini», «molti nemici molto onore». ecc. ecc. Infatti in queste settimane continuo ad esplorare il Foro Italico. Per rendermi conto di una realtà che, forse come tanti, avevo rimosso: la memoria del fascismo e della guerra sommandosi con l'orrendo "bretellone" dello Stadio Olimpico che incombe sul complesso monumentale, e con le ricorrenti visioni delle "ordalie" allestite dagli ultras del calcio. Ma la sezione romana di Italia Nostra, presieduta da Carlo Ripa di Meana, dopo aver tentato invano di segnalare agli organi responsabili del complesso monumentale (Soprintendenze, Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali), le condizioni in cui esso versa, si é rivolta al governo e agli enti locali, perché non «consentano oltre che il Coni porti al più assoluto degrado quello che non solo in Italia è considerato il più importante complesso monumentale sportivo dell'epoca moderna». L'appello di Italia Nostra è rafforzato da un testo firmatoda20professionisti di alto livello. Qualche nome: Carlo Aymonino, Massimiliano Fuksas, Vezio De Lucia, Bianca Maria Tedeschini Lalli. E tutti insieme avvertono: «In questi giorni si sta decidendo, nelle consuete condizioni di emergenza, interventi che si annunciano disastrosi: come la costruzione di un nuovo stadio del tennis, tra il vecchio "Centrale"e la Casa delle Armi. Indipendentemente dalle qualità tecniche del progetto, il volume del nuovo edificio, la sua altezza, il suo impatto paesaggistico, l'indotto provocato dai servizi commerciali previsti, si preannunciano come una vera e propria aggressione ad un patrimonio storico- artistico il cui valore è ormai universalmente riconosciuto». Il magistrato Giovanni Losavio, Presidente nazionale di Italia Nostra, denuncia dal canto suo una situazione lesiva «della legalità costituzionale », e segnala anche «la manomissione della Casa della Scherma, e l'allontanamento dell'Ostello della Gioventù per far posto a un centro commerciale; nonché la realizzazione di un gigantesco parcheggio sotterraneo tangente alla Casa della Scherma ». Le richieste dell'associazione alle istituzioni: assegnazione del complesso monumentale, per la sua conservazione e gestione, «ad un ente di alto profilo morale e culturale »; progettazione unitaria «di un'opera di restauro e di restituzione del Foro Italico alle originarie linee progettuali»; trasloco delle partite di calcio di serie A dallo Stadio Olimpico ad un nuovo stadio. Per realizzare il quale, Italia Nostra suggerisce di utilizzare una parte dei 40 ettari di verde nella zona di Tor di Quinto, che, anche in seguito alle campagne delle associazioni ambientaliste, il Comune di Roma espropriò destinandoli a parco pubblico. «Ma non è una follia - chiedo a Vanna Mannucci, vicepresidente della sezione romana - pretendere di chiudere alla serie A l'Olimpico? ». «Non c'è altro modo -mi risponde - per salvare il Foro Italico. Perché fino a quando le orde degli ultras continueranno a farne terreno di guerriglia tra loro e contro le forze dell'ordine, nessun vero restauro è possibile». (1 - continua) Continua il suo «ascolto della città» e ieri Francesco Rutelli ha avuto colloqui e ha analizzato i primi dossier che gli sono pervenuti sull'uso delle nuove tecnologie al servizio della mobilità. «La grande dispersione della popolazionee delle attività produttive di Roma su un territorio così vasto comporta un uso dell'automobile ben maggiore che in altre grandi città, e molto tempo sprecato nel traffico», osserva Rutelli. «Ci sono però novità tecnologiche rivoluzionarie e opportunità concrete che dovranno far parte del programma per il nuovo governo della Capitale». «Ci sto lavorando - sottolinea Rutelli - anche con esperti di università straniere». Rutelli compirà oggi un'altra delle sue «visite senza preavviso » in quartieri delle periferie romane. Sbarco al Foro Italico, parcheggio (rischiosamente) all'esterno delle transenne che, scoprirò, delimitano l'usufrutto quindicennale assegnato il 30 giugno 2005 al Coni Servizi s.p.a. - insieme praticamente a quasi tutte le strutture sportive del complesso monumentale mussoliniano - dal ministro berlusconiano dell'epoca, Domenico Siniscalco, e getto uno sguardo rassegnato all'obelisco, anche questo "incartato", di cui lo storico Emilio Gentile, nel suo libro "Fascismo di pietra", racconta l'epico viaggio, iniziato nel lontano 1928. Dalla cava di Carrara da cui erano stati estratti i tre blocchi di marmo bianco, il carico prezioso viaggiò fino alla capitale «per terra, per mare e per fiume, prima montato su un carro trainato da sessanta buoi, poi condotto per mare su un naviglio costruito appositamente, col quale fu risalito il Tevere». Ho un appuntamento con il Rettore dell'Istituto Universitario delle Scienze Motorie, Professor Paolo Parisi, Università "vocazionale" in forte crescita studentesca: ma che, nonostante una sentenza della Corte d'Appello di Roma pronunciata il 28 febbraio 2000, e poi passata in giudicato, le attribuisca «il diritto all'uso perpetuo e gratuito di quanto appartenente alla disciolta Accademia Fascista di Educazione Fisica », si trova a contendere al Coni Servizi s.p.a gli spazi e gli strumenti indispensabili a svolgere la propria mission. E, innanzitutto, ha dovuto concordare la coabitazione con il Coni, in questa mirabile composizione architettonica, firmata dall'architetto Enrico Del Debbio, responsabile dal 1927 al 1933 della costruzione del Foro Mussolini. Alle mie domande, il Rettore risponde tracciando una lucida sintesi degli avvenimenti: «Con un decreto ministeriale emesso il 30 giugno 2005 dal ministro Siniscalco, e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l'8 agosto 2005, si assegnavano al Coni Servizi s.p.a. (società di diritto privato appena costituita) i seguenti beni nel comprensorio del Foro Italico ». E segue l'inverosimile elenco: lo Stadio dei Marmi, l'Ostello della gioventù (ora sotto sfratto da parte del Coni) - «ed in cui alloggiano, a costi contenuti,18 euro a notte, i nostri studenti fuori sede, e molti sono quelli stranieri » - le piscine coperte, i campi da tennis e lo stadio del nuoto - «Il Coni pretende che l'Università paghi per farne uso!». Ed ancora: l'obelisco, di cui a suo tempo fu ragionevolmente deciso di conservare, per documentazione storica, l'iscrizione cubitale "Mussolini Dux", e sul quale si avvicendano frequentemente le redditizie (per il Coni) affiches pubblicitarie, e persino quel capolavoro di architettura moderna che é la Casa della Scherma di Luigi Moretti, in totale degrado ed acquisita in tempi remoti e per soli sei mesi dal Ministero della Difesa. (Ma, mi dicono, i carabinieri sono sempre lì...Me ne accerterò nelle prossime passeggiate). «Nel 2002 - così ancora il Rettore - l'Università, il Coni, e l'Agenzia del demanio, diretta dall'architetto Elisabetta Spitz, stipularono un accordo: lo IUSM accettò la coabitazione con il Coni, nonostante la sentenza già passata in giudicato gli attribuisse in toto questa che oggi viene denominat aPalazzina H, e rinunciò all'Accademia di ginnastica femminile di Orvieto a favore del Ministero delle Finanze, in cambio dell'uso perpetuo e gratuito dell'ex Collegio di Musica, che fa parte del Foro e che usiamo per i nostri laboratori. Lo Stadio dei Marmi- che pure la sentenza ci attribuiva - fu affidato alla gestione delConi, riservando le mattine ai nostri studenti... Ma quando nel 2005 subentrò il decreto Siniscalco non restava all'Università altra strada da percorrere se non quella del ricorso al Tar. Che è ancora pendente...».