«Vogliono riempire le casse svendendo il nostro patrimonio pubblico. Dobbiamo opporci». L'appello lanciato ieri per iniziativa della Cgil di Roma e del Lazio e a cui hanno aderito associazioni, esponenti della cultura e operatori dei beni culturali contro le nuove procedure previste per la vendita di beni pubblici (il famoso «silenzio assenso» con cui dare via libera alle «dismissioni») è in lotta contro il tempo: la conversione in legge del decreto che da semaforo verde all'alienazione di qualsiasi bene (saranno eventualmente le sovrintendenze ad opporsi entro i successivi 120 giorni) è stata già approvata da un ramo del Parlamento e ora sta per passare all'altro. Dunque tempi stretti per chiedere un ripensamento al governo, anche se su questo punto prevale nei firmatari un profondo pessimismo. Dice infatti Vittorio Emiliani, presidente del «Comitato per la Bellezza»: «Il ministro Tremonti ha scelto questa strada per far cassa nel più breve tempo possibile. Hanno deciso di svendere, è chiaro. E puntano sullo stato di estrema prostrazione delle stesse sovrintendenze. Centoventi giorni sono nulla, se si considera quali sono già oggi i carichi di lavoro... Per ogni suo tecnico la sovrintendenza architettonica della Lombardia calcolava finora 1000 pratiche all'anno, cioè quattro al giorno. Che diventano 5 per i tecnici della Sardegna, addirittura 7 per quelli della Liguria. Cosa vuol dire tutto ciò? Su organismi già stremati da questo cumulo di pratiche ora si abbatte questa nuova provocazione. Il risultato sarà di bloccare definitivamente il lavoro delle sovrintendenze...» La linea adottata dal governo aveva già avuto le sue premesse con la proposta iniziale di dare in concessione ai privati la gestione dei beni culturali. La «dismissione», nuova versione della proposta bocciata, ne è solo la continuazione. È quanto sostiene Franco Tumino, presidente dell'associazione nazionale cooperative servizi e turismo. «L'elemento conduttore del governo - spiega Tumino - è un atteggiamento testardo che non vuole riconoscere centralità al sostegno dei beni culturali. Il resto ne è solo l'immancabile conseguenza...» Come possono le sovrintendenze esprimere articolati pareri in soli 120 giorni, continuano a chiedersi in tanti? «Recentemente ho letto sul quotidiano della Confindustria -spiega l'urbanista Vezio De Lucia - pareri unanimemente preoccupati di tecnici del settore, sovrintendenti in testa. Di fronte a queste prese di posizione come si fa a non essere preoccupati? Temo in effetti una dismissione massiccia di beni pubblici». Conclusione. Ripristinare la legislazione in atto. «Si chiede la cancellazione dell'articolo 27 del decreto - spiega il segretario della Cgil romana, Stefano Bianchi - e il ripristino della procedura corretta».
Legge sul silenzio-assenso: Dismissioni più facili, soprintendenze allo stremo
Il governo ha approvato la conversione in legge del decreto che consente la vendita di beni pubblici senza un parere negativo delle sovrintendenze. L'appello lanciato dalla Cgil di Roma e del Lazio e da associazioni, esponenti della cultura e operatori dei beni culturali chiede il ripensamento del governo. I sovrintendenti hanno già un carico di lavoro estremamente alto e non possono esprimere pareri in soli 120 giorni. La dismissione dei beni culturali potrebbe bloccare definitivamente il lavoro delle sovrintendenze. L'associazione nazionale cooperative servizi e turismo sostiene che il governo ha un atteggiamento testardo che non riconosce centralità al sostegno dei beni culturali.
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