PALERMO Se è vero che uno dei mali maggiori che affligge l'architettura italiana (e non solo) è quello della burocrazia, persino la richiesta del certificato antimafia può contribuire ad aggravare la situazione, «facendo perdere ancora più tempo». Massimiliano Fuksas non è certo critico della legge antimafia, piuttosto la considera in certi casi un problema in più per chi progetta. Insomma, per lui (ma la sua è un'opinione condivisa anche dal sindaco di Castellammare di Stabia Salvatore Vozza, eletto in una lista civica di centrosinistra, e da altri tecnici), persino la «buona legge» antimafia può trasformarsi in un handicap in una situazione difficile come quella dell'architettura italiana. Insieme alla legge Merloni che definisce le regole degli appalti pubblici («da abolire senza possibilità di appello, meglio la vecchia legge del Regno d'Italia»), ai concorsi di idee («una via di uscita quando non si vuole far niente»), al disinteresse quasi totale della politica («l'unico che ha fatto qualcosa è stato Lunardi con la Legge obbiettivo»), ai concorsi dove decidono i funzionali e non i committenti. L'occasione per parlare di questi, e di altri mali, dell'architettura è stata la tavola rotonda (Fuksas era uno dei protagonisti) tenutasi ieri durante la prima giornata del Congresso nazionale degli architetti in programma (fino domani) a Palermo. «Democrazia urbana» è stato il motto della tavola rotonda, dietro cui si nasconde l'intenzione «di trasformare le periferie in città come ha detto Raffaele Sirica, presidente del Consiglio nazionale degli architetti superando quell'urbanistica del dopoguerra che ha prodotto il disastro dei condoni» (Fuksas ha però specificato: «Un paese non può essere democratico solo in una sua parte, lo è in tutto oppure non lo è»). Gli architetti si dicono pronti «a una sorta di rivoluzione culturale» per ricollocare la loro professione «all'interno di nuovi meccanismi economici, politici e sociali». E proprio la riqualificazione urbana può diventare «una molla di occupazione e di sviluppo». I dati di una ricerca del Cresme, presentata ieri nell'ambito del congresso, parlano chiaro: in Italia ci sono 76.041 studenti di architettura (in Germania 45 mila e nel Regno Unito 7948) e 123.083 architetti registrati (50 mila in Germania, 30 mila in Spagna) ma tra i primi cinquanta maggiori studi d'Europa per numero di persone impiegate e per fatturato non c'è però niente (e nessuno) di italiano.