La pratica di riqualificazione trova già degli esempi validi a Roma Loris Rossi: occorre demolire e poi ricostruire Rottamare la spazzatura edilizia post-bellica delle case vecchie non di qualità, non vincolate oltre che non a norma antisismica. Demolire e ricostruire zone di città con la benedizione del ministero dei beni culturali. La provocazione-manifesto è arrivata ieri da Loris Rossi, ordinario di progettazione all'università di Napoli, intervenuto al settimo congresso nazionale del Cnappc (Consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti, conservatori), presieduto da Raffaele Sirica, in corso da ieri a Palermo e che si concluderà oggi con un manifesto programmatico. La provocazione di Rossi sulla rottamazione delle città trova un esempio già in atto a Roma, dove, ha fatto sapere Rossi, il sindaco Walter Veltroni ha dato l'ok per la riqualificazione di un'area a costo zero per la pubblica amministrazione. Come? «Nel 2003 Veltroni ha attivato un ufficio speciale all'Eur per la riqualificazione di un'area con 22 grandi edifici a costo zero per l'amministrazione comunale. L'intervento se l'è aggiudicato un gruppo tedesco che sta rinnovando un parco di alloggi senza oneri per il comune. L'incentivo dell'amministrazione comunale è stato quello di permettere ai privati di fare tre parcheggi sotterranei e un piano di uffici, negozi, di attrezzare le aree e costruire nuovi piani sulle altezze esistenti». Su questo esempio, sostiene Rossi, sarebbe possibile abbattere 30 milioni di edilizia spazzatura, «sarebbe possibile», aggiunge, «lavorare e rifare le città conservando sia il centro storico che le aree verdi, due necessità». D'accordo con la rottamazione della spazzatura edilizia Carla Di Francesco, ex soprintendente lombardo, e oggi freschissima direttrice del Dare (Dipartimento dell'architettura e l'arte al ministero dei beni culturali), promossa dal ministro Francesco Rutelli, in sostituzione di Pio Baldi. «Sono d'accordo con Loris Rossi», ha sottolineato, «nella Finanziaria 2008 è stato inserito un finanziamento di 15 milioni l'anno, per tre anni, per demolizioni fatte da noi. Serviranno a sbattere gli ecomostri. E tutte le costruzioni incongrue realizzate all'interno delle aree dichiarate dall'Unesco patrimonio dell'umanità». «Saremo all'opera dopo la firma del decreto interministeriale ambiente e beni culturali che dovrebbe avvenire prima delle elezioni», ha proseguito, l'ex soprintendente, «che darà la disponibilità dei fondi al nostro ministero». «Sono in sintonia anche per un altro punto», ha detto, «prevedere all'interno del concetto del territorio paesaggio tutte le aree da normare. E si prende in considerazione la riqualificazione, demolizioni e riprogettazioni, purché la nuova qualificazione sia di qualità. Le città vivono oggi solo con gli oneri di urbanizzazione: per finanziarie gli asili i comuni devono far costruire. Ma i cittadini hanno dalla loro la ribellione e la loro protesta contro i progetti è un segnale che va colto». Inoltre, ha proseguito la De Francesco, le modifiche al decreto legislativo 42 sulla tutela del paesaggio della commissione Settis, approvato dall'ultimo consiglio dei ministri del passato governo, danno nella programmazione paesaggisti competenza allo stato e alla regione: non più pianificazione paesaggistica unilaterale. «E' un tentativo», ha concluso, «che se munito di strumenti di controllo delle soprintendenze potrebbe essere un strumento chiave per la tutela dei paesaggi. Al completamento mancano i passaggi nelle commissione parlamentari e non è detto che ci si riesca prima delle elezioni». In conclusione, Loris Rossi ha auspicato che nel congresso mondiale del'Uia di Torino, emerga con chiarezza il problema delle grandi trasformazioni urbana che stanno avvenendo sotto gli occhi di tutti ogni giorno senza che nessuno le stia governando o programmando. Un fenomeno spontaneo che dovrebbe, ha detto, invece, essere progettato e programmato per andare a intercettare e ricollegarsi con la strategia di sviluppo dei corridoi europei di trasporto intermodale decisi da Bruxelles.