Grinzane Cavour resta divisa sul futuro di Piana Gallo La questione è complessa. Da una parte ci sono le attività produttive, ossia la spina dorsale dell'economia di un territorio. Dall'altra il paesaggio naturale e agricolo di Langhe e Roero, che garantisce la genuinità dei prodotti enogastronomici ed è forza attrattiva per un turismo sempre più sensibile e attento. Rinunciare all'utilità delle prime è impossibile. Abbandonare la bellezza delle seconde è un suicidio. Dunque, che fare? Davvero queste due entità non possono coesistere sullo stesso territorio senza entrare in conflitto tra loro? Troppi capannoni stonati, troppe invasioni senza misura se non quella del profitto e della speculazione, ma anche troppe visioni assolutiste di chi predica un ritorno al passato anacronistico e non propone altro che lamentele. Un muro contro muro difficile da superare. L'ipotesi di sviluppo industriale di Piana Gallo ne è un esempio: da una parte c'è una realtà produttiva importante, con oltre trecento posti di lavoro e aziende solide che da anni portano benessere. Dall'altra c'è stato uno sviluppo edilizio incontrollato, dove ognuno ha fatto ciò che voleva, senza vincoli di altezze, distanze, colori e servizi. Adesso si apre la prospettiva di un sostanziale raddoppio di quest'area. E' davvero necessario? Come sarà affrontato? Quali sono le garanzie e i vincoli di tutela? L'amministrazione comunale di Grinzane Cavour rassicura e dice di voler adottare la massima prudenza. Ma visti i risultati finora raggiunti un po' ovunque, dubitare ed esprimere timori è il minimo che si possa fare. Possibile, poi, che i Comuni non possano mettersi d'accordo nel creare una sola area destinata alle attività produttive, invece di replicare decine di siti per incassare i soldi delle tasse? E intanto il Piemonte candida i suoi paesaggi vinicoli a Patrimonio mondiale dell'Unesco. Il dossier della candidatura, sottoscritto dal ministero dei Beni Culturali con la Regione e le Province di Alessandria, Asti e Cuneo, sarà presentato oggi a Torino, con l'ambizione di ottenere presto il titolo per i vigneti di territori noti per la loro produzione vinicola come Barolo, Barbaresco, Canelli, Costigliole d'Asti e Casale Monferrato. In molti sperano che la candidatura porti anche alla creazione di un rigido piano paesaggistico.