LE COLLINE AMATE DA PAVESE FRA I TESORI DELLUMANITÀ Ieri la firma dellaccordo tra Regione, Ministero e Province di Alessandria, Asti e Cuneo A fine anno il dossier a Parigi il verdetto arriverà per il 2010 er chi le ha amate e raccontate come Pavese e Fenoglio, le colline del Piemonte meridionale sono da sempre uno dei panorami più belli del mondo. I declivi, spesso aspri, delle Langhe, del Roero e del Monferrato che da Mondovì fin oltre Acqui Terme sono la culla di vini pregiati e famosi dal Barolo al Barbaresco, dalla Barbera al Moscato. Paesaggi dellanima per i piemontesi che adesso vogliono diventare patrimonio mondiale. Ci si lavora da tempo, ma ieri con la firma dellaccordo fra Regione, ministero dei Beni Culturali e Province di Alessandria, Asti e Cuneo è partito ufficialmente liter per candidare i vigneti di Langhe, Monferrato e Roero a Patrimonio Mondiale dellUnesco. Un iter non semplice, spiega lassessore regionale al Territorio Sergio Conti: «Il dossier per la candidatura è quasi pronto, sarà finito entro giugno e entro fine anno lo consegneremo allUnesco a Parigi». Poi ci saranno le visite degli ispettori ai siti interessati, ufficiali, ma anche «nascoste». Il verdetto è fissato per il 2010: se arriverà il sì sperato, i siti piemontesi considerati patrimonio dellumanità diventeranno tre: e le nostre vigne si aggiungeranno alle Regge Sabaude e ai Sacri Monti che lo sono da tempo. Fino a poco tempo fa i siti che ottenevano questo prestigioso riconoscimento erano quasi solo quelli con alto valore artistico. Poi si è inserito anche il paesaggio: le bellezze naturali, ma anche i paesaggi trasformati dalluomo: «È importante spiegare - aggiunge Conti - che qui non si parla di un parco nazionale, ma di luoghi in cui le attività umane, il lavoro e lartigianato, ci sono e devono continuare a esserci e svilupparsi». Perché sono loro, come è il caso delle vigne, che hanno creato o contribuito a creare la bellezza del paesaggio. «Langhe, Roero e Monferrato non sarebbero i primi siti enoici ad ottenere questo riconoscimento: fra gli attuali 851 siti mondiali sotto la tutela dellUnesco figurano infatti già la zona di produzione del Tokaij in Ungheria, lAlta Valle del Douro in Portogallo (dove si produce il Porto), i vigneti terrazzati di Lavaux in Svizzera e la zona di Saint Emilion, terra di rossi pregiatissimi, nel Bordolese. Due sono le aree anche in Italia: i pendii terrazzati a picco sul mare delle Cinque Terre in Liguria, dove nasce lo Sciacchetrà. E la Val DOrcia in Toscana. Monferrato, Langhe e Roero coprono il 90 per cento della produzione vinicola del Piemonte, (circa tre milioni di ettolitri di vino lanno con un fatturato sui 335 milioni di euro e Il 60 per cento della produzione è esportato, soprattutto in Germania, Gran Bretagna, Francia, Svizzera e Stati Uniti. Ma laspetto economico non è rilevante ai fini della candidatura. Ben più importante è la ricca dotazione di storiche cantine scavate nel tufo, di antiche cascine dalle eleganti architetture, di borghi medievali impreziositi da chiese e castelli. Non a caso oltre agli enti locali si sono impegnati nel sostegno alla candidatura anche importanti gruppi privati del settore come Gancia: «Lobiettivo - aggiunge Conti - è stimolare a investire sulle possibilità di accoglienza turistica in questi territori che sono già, soprattutto le Langhe, tra i più visitati del Piemonte. Già la candidatura sarà importante per attrarre turisti». «Ce la faremo - afferma Emanuela Zanda, la funzionaria della Soprintendenza che sta seguendo liter della candidatura - abbiamo tutte le carte in regola. E il pieno appoggio del ministero». Anche se i rivali sono da far tremare i polsi: la Champagne e lalta valle del Reno in Germania, culla dei Riesling più pregiati. Ieri mattina la presidente della Regione, Mercedes Bresso, ha firmato lintesa che darà il via ufficiale alla candidatura insieme al sottosegretario ai Beni Culturali delegato ai rapporti con lUnesco, Danielle Mazzonis, e ai presidenti delle tre Province interessate: Paolo Filippi, Roberto Marmo e Raffaele Costa. Nel pomeriggio Mazzonis ha poi compiuto un sopralluogo dellarea insieme allassessore Conti. «Uno degli elementi per ottenere il sì dellUnesco - ha spiegato Bresso - è la presentazione di un valido piano per la tutela e la gestione dellarea. La difficoltà sta nel riuscire a dettare regole in grado di proteggere un territorio conservandone la bellezza, ma senza limitare eccessivamente lattività umana cui quella stessa bellezza si deve. Un paesaggio vitinicolo che è stato modellato dalluomo non può essere cristallizzato, ma deve essere difeso con norme mirate a una evoluzione positiva». «Con lItalia - ha sottolineato Mazzonis - lUnesco è sempre più severa, siamo infatti il primo paese al mondo per numero di siti sotto la sua tutela, 42. Non abbiamo mai sbagliato una candidatura: questa che parte dal Piemonte è valida e ritengo che andrà a buon fine».