Sono 529 i beni recuperati dalla Regione in otto anni: un patrimonio dalle enormi potenzialità Il Museo del Santuario della Verna, immerso nel silenzio dei boschi del Casentino e il Mulino del Bagno, attivo con le sue macine fino al 1946, grazie alla cascata delle acque termali di Saturnia. E poi lex Casa del fascio di Gaiole in Chianti, le mura etrusche di Volterra, la foresteria di Casa Pascoli a Barga, il Museo dei bozzetti di Pietrasanta, il Castello dellAquila di Fivizzano. Un elenco lunghissimo che va dal sottosuolo, con le tombe etrusche dei parchi archeologici di Cortona e Populonia-Baratti, fino alla vetta di torri e castelli medievali, alle piccole biblioteche di paese, ai minuscoli teatri comunali, alle grance-granai che raccontano la storia della mezzadria. Tocca testimonianze, baluardi di memoria e darte che si legano alla bellezza del paesaggio, in un continuum capillare che racconta ogni angolo, anche il più remoto, della Toscana. Un "museo diffuso" nel territorio, come vuole lo slogan che contrassegna i beni culturali sparsi in tutta la regione, su cui svettano 550 musei e collezioni, 3.500 chiese monumentali e oltre 300 aree archeologiche. Una lista che in questo caso si restringe a 529 beni: è la «Toscana restituita», ossia oggetto di altrettanti interventi di restauro, ripristino e recupero finanziati con 500 milioni di euro negli ultimi 8 anni grazie agli interventi attivati dalla Regione Toscana con la firma del primo accordo di programma quadro Stato-Regione. A otto anni da quel passaggio importante - fu il primo accordo in Italia a mettere insieme risorse di enti locali, Stato e Regione- molte urgenze ed emergenze monumentali e culturali sono state risolte o vedono ancora i cantieri aperti, grazie appunto ad accordi integrativi, utilizzando risorse del Cipe, della Ue e altri fondi regionali, fino ad investire appunto mezzo miliardo di euro. Un processo innescato da segnalazioni, ricognizioni e bandi a cui i soggetti interessati partecipavano per accedere ai fondi. Interventi eclatanti - come la nuova Biblioteca nellex Breda a Pistoia - e molti altri "minori" che hanno toccato ad esempio il Museo della Scrittura di San Miniato, il Museo del Tabacco e della polvere da sparo di Chitignano nellaretino, lecomuseo dellalabastro di Castellina Marittima a Pisa, lex cinema Vittoria di Casine di Buti, la Fortezza medicea della Rocca di Radicofani e la fattoria di Anqua a Radicondoli nel cuore del senese. Insomma si è mosso tutto il sistema toscano fino a toccare le periferie, si è messa in moto un macchina che oggi punta alla seconda tappa, al nuovo accordo di programma a cui Stato e Regione stanno di nuovo lavorando. «Senza più bandi, ma su base concertativa, attraverso il "Parco dei progetti" attivato con tutte le Province» segnala lassessore regionale alla cultura Paolo Cocchi, che annuncia una svolta: «Dopo i restauri, lhardware, ora si passa al software, valorizzare le capacità gestionali formando un pubblico di giovani, ad attivare tecniche per pubblicizzare sempre di più questo patrimonio culturale». «Toscana restituita», con il regesto di tutti gli interventi intanto è un volume (Scala) con testi di Mariella Zoppi, Riccardo Francovich, Cristina De Benedictis, Alessandro Coppellotti e Luigi Zangheri che illustra con foto di Nicolò Orsi Battaglini alcuni interventi.
TOSCANA - La Toscana "minore" restaurata ora è il momento di scoprirla
La Regione Toscana ha recuperato 529 beni culturali in otto anni grazie a 500 milioni di euro di fondi. I beni recuperati includono musei, chiese, aree archeologiche e altri monumenti. Il processo di recupero è stato innescato da segnalazioni, ricognizioni e bandi, e ha coinvolto tutti i soggetti interessati. I restauri e gli interventi di recupero sono stati finanziati con fondi regionali, statali e europei. La Toscana ha anche creato un "Parco dei progetti" per valorizzare le capacità gestionali e pubblicizzare il patrimonio culturale. Un volume intitolato "Toscana restituita" documenta gli interventi e illustra alcuni esempi con foto.
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