Brescia Appello del Comitato per il parco delle colline del Garda Rischio di speculazione edilizia sulla piana dell' abbazia di Maguzzano: chiesta una tutela paesaggistica MAGUZZANO DI LONATO (Brescia) - E dagli con i confini. Per i benedettini dell' abbazia di Maguzzano era quasi un' ossessione. A essere sinceri, a ragion veduta. Perché quella piana che dal colle del monastero digrada verso il lago, che adesso il Comitato per il parco delle colline del Garda vorrebbe vedere perimetrata dalla Soprintendenza con un doppio vincolo storico e paesaggistico, ha sempre fatto gola a molti. Dal 1190 (anno della morte del Barbarossa, che nel 1154 aveva riconosciuto l' abbazia fra le proprietà del vescovo di Verona) e fino al 1797, quando il monastero fu soppresso da Napoleone, quello di Maguzzano fu infatti un «Comune monastico», cioè un ente locale ante litteram, con tanto di «sindaco del monastero» nominato dall' abate. Ma i rapporti con i vicini non erano proprio improntati alla reciproca carità. Una pietra di confine testimonia di una lite col Comune di Lonato risalente al 1622. E, ancor prima, una sentenza del 16 gennaio 1464 condannava alcuni cittadini di Padenghe a pagare al sindaco del monastero 10 soldi per essere andati a caccia senza permesso nelle terre dell' abbazia. La fortuna di Maguzzano è stata quella di trovare sempre illustri protettori. Già il 19 marzo 1514, la marchesa Isabella d' Este scrisse al marito Francesco II Gonzaga «di essere stata il giorno innanzi a desinare a Maguzzano, loco veramente ameno et dilettevole, dove da quelli venerandi padri fu ben vista et honorata». E, solo qualche anno più tardi, il benedettino Teofilo Folengo, pare ospite proprio a Maguzzano, immortalava nel suo Baldus gli odiosi vicini di Padenghe come «gens facinorosa Paenchae». Come dimenticare poi l' ospite più illustre del monastero? Quel cardinale Reginald Pole, fuggito dalla natìa Inghilterra per non far la fine della madre Margherita di Salisbury, fatta uccidere da Enrico VIII, che a Maguzzano dimorò dal maggio al settembre del 1553, prima di tornare in patria per tentare di ricucire lo scisma anglicano. In tempi più moderni, andrebbero ricordati i buoni uffici del tenente-pittore Franco Ferlenga, che risparmiò al convento i bombardamenti alleati nel settembre del 1944 ed abbellì, a guerra finita, la cappella dei frati di un notevole affresco; e quelli del Metropolita romeno in esilio Vissarion Puiu, che più o meno negli stessi anni fu ospite del monastero ormai passato nelle mani dell' Opera don Calabria, che tuttora lo regge. Ma anche oggi, pur se non sono più i tempi cupi degli Ungari che, all' inizio del X secolo, incendiarono il «monasteriolo», né quelli della «Compagnia di San Giorgio» di Lodrisio Visconti che saccheggiò il convento nel 1339, l' «abatiola» resta bisognosa di protezione. Ne è convinto Emilio Crosato, presidente del Comitato per il parco delle colline moreniche: «I terreni attorno ai castelli, alle pievi o alle abbazie, che un tempo, forse per pudore, erano state risparmiate dalla speculazione edilizia, oggi sono quelli più a rischio. L' abbiamo visto con la pieve di S. Vito a Sirmione, con quella di S. Vigilio a Pozzolengo, o con il castello di Moniga. Per questo chiediamo che lo Stato eserciti il diritto-dovere di tutela del paesaggio». Il Comitato ha chiesto alla Soprintendenza un vincolo sia storico che paesaggistico attorno all' abbazia, per mantenere l' area agricola. E ha arruolato «protettori» importanti: la relazione storica l' ha scritta Vittorio Messori, quella paesaggistica il professor Valerio Romani. Senza contare che il Comitato annovera fra i sostenitori gente come Mario Rigoni Stern, Margherita Huck, Roberto Vecchioni, il regista Franco Piavoli, lo scalatore Fausto De Stefani. Basterà a proteggere l' abbazia dall' assalto dei «nuovi barbari»? Luca Angelini Il Soprintendente Rinaldi «Anche Rutelli ha detto che la zona attorno all' abbazia va tutelata. Si tratta di vedere come farlo, perché imporre un vincolo su un' area divisa fra un migliaio di proprietari è tecnicamente molto complicato»