Lo Stato è proprietario di un patrimonio immobiliare immenso che quasi sempre costa, in custodia e manutenzione, più di quel che rende. È quindi ragionevole che lo Stato voglia e possa disfarsene. De hoc nulla questio, direbbero i latini. Nessun problema, anzi il plauso di tutti, se lo Stato riesce a trasformare in denaro liquido caserme, prigioni e scuole dismesse, condomini fatiscenti dove nessuno o quasi paga l'affitto. Il guaio è che nella lista dei beni demaniali vendibili possono esserci anche edifici di interesse culturale. Per esempio torri costiere, fortezze aragonesi o sabaude, palazzi rinascimentali o barocchi, antichi conventi trasformati centocinquanta anni fa in ospedali o in tribunali. L'ultima Finanziaria dice che anche quel genere di patrimonio demaniale può essere venduto. Il ministero dei Beni culturali, tramite i suoi uffici periferici, ha 120 giorni, quattro mesi di tempo, per fare eventuale opposizione. In caso di non risposta o di risposta tardiva vale il principio del silenzio-assenso. Si può reagire all'ukase del ministro Tremonti decretato in Finanziaria e contrastato duramente ma senza successo da Giuliano Urbani, mettendo in campo ragioni, trimonio culturale della nazione è inalienabile semplicemente perché è la Nazione. È tutti noi. Lo Stato non può vendere se stesso per la contraddizione che non lo consente. I soprintendenti italiani con il pragmatismo necessario a chi sta in linea tutti i giorni, alle questioni di principio aggiungono motivazioni pratiche. Le soprintendenze, specie quelle periferiche, sono troppo fragili, troppo povere di personale e di mezzi per riuscire a fronteggiare le richieste di liberatoria, per riuscire a fornire (in un mese o in quattro) le necessario istruttorie e argomentare gli eventuali dinieghi.
Difficile rispettare i tempi delle istruttorie
Lo Stato italiano è proprietario di un immenso patrimonio immobiliare che costa più di quanto ne riceva in reddito. Pertanto, lo Stato potrebbe disfarsi di alcuni beni demaniali, come caserme, prigioni, scuole e condomini. Tuttavia, alcuni edifici di interesse culturale, come torri costiere, fortezze e palazzi storici, potrebbero essere venduti. Il ministero dei Beni culturali ha 120 giorni per fare opposizione, ma se non risponde o risponde tardivamente, il principio del silenzio-assenso vale. I soprintendenti culturali possono opporsi alla vendita di tali beni, ma le loro richieste potrebbero non essere ascoltate a causa della mancanza di personale e mezzi.
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Bene culturale
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