GIOVEDÌ, 07 FEBBRAIO 2008 Pagina VIII - Napoli Liniziativa di un gruppo di studenti riuniti nellassociazione Sabu: 200 metri quadri trasformati in area espositiva Largo Baracche usato come spazio per mostre, corsi e concerti "Ma la nostra scommessa è alzare il tasso di vivibilità della zona" -------------------------------------------------------------------------------- Restituire senso e vivibilità a un luogo dimenticato nel cuore dei Quartieri spagnoli. Colorandolo, innanzitutto. Rendendolo esteticamente "altro" dal contesto dei Quartieri. Valorizzando gli edifici che vi si affacciano con opere di artisti già noti o appena emergenti. Una sfida nata alla fine del 2004, quando un gruppo di studenti, riuniti nellassociazione Sabu, ha chiesto al Comune di cedere loro, in comodato duso, un vecchio rifugio antiaereo. Oltre 200 metri quadri trasformati in area espositiva. E, con la forza centrifuga dellarte che ambisce a trasformare il territorio, dai sotterranei del rifugio le attività culturali si sono "impossessate" della piazza. Si tratta di Largo Baracche, nei Quartieri Spagnoli, a due passi dal Teatro Nuovo e dalla Galleria Toledo. Dove arrivi dopo aver attraversato vicoli e vicoli, e ti scopri in uno spazio che non sembra Napoli. Che non sembra appartenere ai Quartieri. Qui puoi persino sognare New York. E scordarti la Napoli tuttattorno, se non fosse per quel Maradona dipinto sulle facciate di uno dei palazzi: un regalo del maestro Ernesto Tatafiore al progetto dellassociazione Sabu. «Non ci limitiamo alla singola mostra, nellex rifugio antiaereo, o al concerto in piazza. La nostra scommessa è alzare il tasso di vivibilità della zona» spiega Giuseppe Ruffo, studente di Archeologia allOrientale, presidente dellassociazione Sabu. Con iniziative che coinvolgono, tra laltro, gli abitanti del quartiere, in particolare i giovani. Come un corso di fotografia riservato ai ragazzi della zona, che di qui a un mese verrà tenuto dal fotografo francese Nicolas Pascarel (che ha esperienze analoghe in Laos, in Cambogia), e che culminerà con una mostra a Largo Baracche prima, a Roma poi. Sì, a Roma, perché i ragazzi dellassociazione coltivano la rara ambizione di guardare oltre il campanile. E la loro continua ricerca di contatti fuori Napoli, e anche allestero, viene premiata. Il critico Achille Bonito Oliva sè detto entusiasta delle loro iniziative. Il ministro Francesco Rutelli, a Napoli per il Teatro Festival, si è mostrato interessato e anche disposto ad allargare i cordoni della borsa. «Da allora i contatti sono continuati e potrebbe venirne qualcosa di buono - racconta Francesco, un altro dei fondatori dellassociazione - Perché fare arte senza soldi è complicato». E qui di soldi non ne sono arrivati, neppure dal Comune o dalla Municipalità. «Perché non vogliamo padrini politici», spiega Ruffo. Lex rifugio antiaereo che in questi giorni ospita una mostra del giovane Elpidio Ziello (nelle sue opere la Napoli e lhinterland dei reietti, come il Parco Verde di Caivano, o le Vele di Scampia, posti dove «lunico mezzo di liberazione che ti permette di sognare è la droga») doveva essere inserito nella riqualificazione della piazza, affidata a un progetto Urban. Non se ne è fatto praticamente niente, e quello spazio è stato, per anni, usato dai clan per nascondervi armi e droga, o come deposito di motorini rubati. «Abbiamo impiegato un anno per ottenere il rifugio in comodato duso dal Comune. Lo abbiamo rimesso a posto a nostre spese. E abbiamo coinvolto artisti che ci hanno aiutato a trasformare la piazza». Gli abitanti erano scettici, allinizio. Qualcuno addirittura ostile. «Poi è bastato poco perché capissero che si trattava di offrire ai giovani qualche opportunità, finalmente», racconta Pietro Tatafiore, vicepresidente dellassociazione. «Senza distinzione di razza o di cultura». Corsi di inglese, o di disegno, rigorosamente aperti a tutti. «Così siamo riusciti a trasformare Largo Baracche in un luogo dove è possibile incontrarsi, discutere e progettare un frammento di futuro». «Così, come un tempo, anche oggi Largo Baracche offre un riparo. Alle energie sommerse della città e dei suoi abitanti coinvolti nel terremoto creativo dellarte».