Al San Matteo cinque lavoratori sono andati in pensione senza essere sostituiti Museo chiuso il pomeriggio -------------------------------------------------------------------------------- Cinque lavoratori del San Matteo vanno in pensione ed il museo chiuderà il pomeriggio. «Così non possiamo andare avanti», dice il sovrintendente Guglielmo Malchiodi che è il primo ad essere amareggiato per questa decisione obbligata. Non ha pace dunque il bellissimo museo a volte additato come un luogo poco frequentato dai visitatori. Spesso la carenza di afflusso turistico è dovuto anche alla scarsità di risorse di personale ed economiche. Come si fa a chiedere al San Matteo che si faccia conoscere meglio anche con campagne pubblicitarie, se non ha nemmeno il personale per tenerlo aperto? «Non solo non c'è stato il turn over del perosnale che va in pensione - continua Malchiodi - ma ci mancano persino gli operai, almeno quattro, ed i giardinieri». Le nozze con i fichi secchi non si dovrebbero mai fare ma evidentemente al ministero dei beni culturali la pensano diversamente. I turni al museo di San Matteo prevedono tre persone al mattino e tre al pomeriggio. «Ce ne servirebbero almeno il doppio - dice Malchiodi - ma nonostante le nostre richieste di nuovo personale e di maggiori finanziamenti, al momento, è impossibile prevedere quando e se ci sarà concesso quanto da noi richiesto», dice Malchiodi. E se Atene piange, Sparta non ride perchè il museo di Palazzo Reale è sfornitissimo di personale. «E questo nonostante la volontà ed il sacrificio - spiega Malchiodi - del personale del San Matteo che va a fare i turni anche a Palazzo Reale». La chiusura del San Matteo fino a metà marzo, è dovuta anche ad altri fattori concomitanti e ce li spiega il direttore del museo, Maria Giulia Burresi che dice: «Oltre ai pensionamenti c'è il problema dell'accumulo dei turni di riposo che deve essere giustamente smaltito. Oltre ai turni di riposo, c'è la concomitante e necessaria partecipazione di alcuni dipendenti ad un corso di informatica». «Stando poi - conclude Burresi - alle normative vigenti, bisognerebbe restare aperti 365 giorni all'anno. Ma come è possibile?». Sulla questione della scarsità di risorse economiche per il nostro sistema museale, interviene Malchiodi dicendo: «Il San Matteo ha una posizione urbanistica un po' defilata e questo non favorisce l'arrivo dei visitatori. Ma noi abbiamo messo in campo un progetto di grande valorizzazione di tutta l'area che prevede una nuova entrata al museo, da piazza San Silvestro». «L'intera area - spiega Malchiodi - dovrebbe diventare un polo culturale importantissimo grazie agli interventi della Scuola Normale, ed ai nostri, circa il recupero della chiesa di S. Silvestro». Ma facendo i «conti della serva», di soldi per ora, dal ministero non se ne vedono proprio e le sovrintendenze, in tutta Italia, devono spaccare l'euro in quattro. Ci viene in mente la canzone di Battiato: Povera Patria. Dulcis in fundo, se soldi per progetti di rilievo non se ne vedono, la questione si ripresenta per il personale. «Per il progetto su piazza San Silvestro, ad esempio, ci vorrebbero oltre ai finanziamenti, almeno altri quattro operai»: dice Malchiodi. Il governo di centrosinistra è caduto e si va a votare in aprile. Tutto rimarrà sonnacchioso nel limbo pre elettorale?», Carlo Venturini