lanciare un progetto di qualità per la conservazione del patrimonio archeologico e architettonico è necessario non solo per la Sicilia ma per tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo». È il monito di Gianpaolo Nadalini, restauratore e conservatore dei Louvre di Parigi da oltre ventanni, voce tra le più autorevoli del panorama archeologico internazionale, oggi in Sicilia per dei coirsi in Storia del restauro allUniversità di Catania. Professor Nadalini, alla luce della sua esperienza internazionale, come giudica la situazione attuale del restauro in Sicilia? «Credo chela Sicilia meriti nuovamente un ruolo guida nel bacino mediterraneo anche in questo campo; anzitutto perché la fortuna di essere custode di inestimabili patrimoni archeologici e culturali e dovrebbe rilanciare la sua icona proprio valorizzando maggiormente tali ricchezze. Senza nulla togliere al lavoro dei soprintendenti che talvolta è davvero difficoltoso - e alle numerose iniziative promosse dagli enti museali, bisogna assolutamente creare un circuìto più organico, che sappia ottimizzare tanto gli interventi di restauro - necessari, in molti casi impellenti - quanto la promozione, tanto la formazione degli operatori culturali quanto i rapporti con le realtà estere». A proposito di rapporti internazionali, in più di unoccasione lei stesso Si è adoperato per esportare e promuovere opere custodite nei musei archeologici dellisola. Qualcuno, a tal proposito, arriccia il naso. «Sì, è accaduto spesso. Da marzo a giugno dell'anno scorso, ad esempio, il Museo del Louvre è stato sede di un esposizione dedicata al grande scultore greco Prassitele. Il percorso espositivo, assai ben curato, vantava più di cento sculture, e tra queste figuravano il Satiro danzante di Mazara del Vallo e il Satiro versante del Museo Salinas. Quali migliori biglietti da visita da offrire allestero perché amatori e turisti fossero invogliati ad ammirare queste ed altre opere nella terra che li ha generati e nei siti che li ospitano?. Io ho sempre creduto che scambi di questo tipo giovino molto allimmagine della Sicilia nel mondo. La valorizzazione di un patrimonio culturale alimenta la mobilitazione sociale ed economica, il turismo e limprenditoria». Oggi il ruolo del restauratore gode finalmente di un profilo altamente specializzato, che si crea dopo un iter formativo assai complesso. Il restauro del reperti archeologici richiede, infatti, abilità artigianali ed artistiche, accurati studi scientifici - biologici, chimici, mineralogici - ed una profonda conoscenza delle condizioni storiche, ambientali ed antropologiche delle antiche civiltà. E in Sicilia? Esistono scuole in grado di preparare adeguatamente gli aspiranti restauratori? «Per quel che ho visto le università siciliane dispongono di un corpo docente altamente qualificato, per cui offrono agli studenti unottima base teorica. Personalmente incentiverei ulteriormente lapplicazione sul campo e la pratica in laboratorio, esperienze indispensabili per completare un primo stadio di specializzazione e concretizzare opportunamente le conoscenze teoriche acquisite». Mai nostri laboratori di restauro dispongono di moderne strumentazioni tecniche? «La situazione dei laboratori è soddisfacente ma complessa, perché complesso è il rapporto del restauratore con le nuove tecnologie. Queste raramente vengono sviluppate esclusivamente per il restauro, che rimane un settore troppo piccolo per legittimare un investimento scientifico. Il restauratore è costretto, dunque, a riadattare nuove tecniche nate in seno ad altri campi dindagine». Ma le nuove tecnologie assicurano un risultato fedele alla condizione originaria del manufatto? «Indubbiamente. Il nostro lavoro è finalizzato alla conservazione dei beni, ed è fondamentale che questi giungano ai posteri mantenendo intatte le proprie caratteristiche. Trovo molto incoraggianti, a tal proposito, gli ultimi studi che testano le nuove modalità dintervento per assicurarsi che siano le più appropriate a garantire una conservazione a lungo termine». Solo nuova tecnologia perla scienza del conservare? «No, non bisogna sempre puntare sul progresso: spesso antiche tecniche ritornano molto utili». Da diversi anni lei affianca al suo lavoro di restauratore anche unintensa attività didattica rivolta a studenti ed insegnanti. Da poco tempo cè anche un nuovo impegno in Sicilia. «Per lUniversità di Catania nel corso di laurea in Tecnologie della conservazione - tengo lezioni di Tecnologia della realizzazione dei vasi greci ed altre di Storia del restauro. Questo mi ha permesso di scoprire in Sicilia una realtà, quella studentesca, preparata e competente, soprattutto sul piano teorico. Conoscevo molti esperti e docenti, adesso ho avuto il piacere di incontrare ragazzi che sono molto appassionati, che fanno ben sperare per il futuro del restauro archeologico». Cosa insegnaloro? «Insegno le tecniche, i motivi e le problematiche del restauro anche presso le antiche civiltà. Perché anche in tempi remoti, quella del restauro era unarte, una scienza». Gli interventi di recupero dovevano essere ben diversi da quelli attuali... «Certamente. Oggi si tutela un patrimonio per ovvie necessità culturali e per offrire ai posteri ricchezze e conoscenza; in passato erano, piuttosto, esigenze di carattere economico e spirituale a motivare il restauro».
RESTAURO: SCUOLE E TECNICHE E LA SICILIA SARA' AL PRIMO POSTO
Gianpaolo Nadalini, restauratore e conservatore dei Louvre di Parigi, è in Sicilia per un corso di formazione in Storia del restauro. Nadalini giudica la situazione attuale del restauro in Sicilia come necessitante di un miglioramento, in particolare nella promozione e nella formazione degli operatori culturali. Egli crede che la Sicilia debba rilanciare il suo ruolo guida nel bacino mediterraneo nel campo del restauro, valorizzando il suo patrimonio culturale e architettonico. Nadalini sostiene che il restauro del reperti archeologici richiede abilità artigianali, scientifiche e conoscenza delle condizioni storiche e ambientali.
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