ARZACHENA. Il sindaco Pasquale Ragnedda difende i tesori archeologici del suo territorio. La Regione vuole tagliare fuori dalla gestione dei siti le piccole cooperative che oggi custodiscono i gioielli della storia. Lidea dellassessore regionale. La stessa impresa potrebbe vincere tutti i bandi e controllare lintero patrimonio storico dellisola. Ma il primo cittadino è pronto a proteggere le porzioni di passato custodite nel suo comune. Il territorio di Arzachena è una ricca cassaforte di tesori archeologici, il nuraghe Albucciu a Malchittu, la tomba dei giganti di Capichera, il circolo megalitico di Li Muri, le tombe di Li Colchi. Ogni area è stata affidata allamministrazione al controllo della Geseco, la municipalizzata del Comune. La società ha affidato la cura dei siti a due piccole cooperative locali, la Litos e lAnemos. Le coop vigilano sulle tracce della storia, ne curano il maquillage, organizzano le visite. «La Litos e lAnemos svolgono un servizio impeccabile senza nessun finanziamento regionale - spiega Ragnedda -. Un lavoro prezioso per lintero territorio che portano avanti in sinergia con la Soprintendenza e con personale locale». Ragnedda non vuole cedere una fetta della storia di Arzachena a una società imposta dallalto. «La gestione dei siti in questi anni non ha mai pesato sulle casse della Regione aggiunge il primo cittadino . Chiediamo che il sistema non cambi. Il nostro modello è vincente. Le aree archeologiche devono restare nelle mani dellente locale che a sua volta le affiderà a una cooperativa del posto». Il monopolio del sapere disegnato dalla Regione inghiottirebbe anche il complesso nuragico della Prigiona, orgoglio della giunta Ragnedda. Grazie ai fondi del ministero dei Beni culturali gli archeologi guidati dalla responsabile della Soprintendenza. Angela Antona, scavano nellarea sulle colline di Capichera. Un lavoro certosino che ha portato alla luce circa 100 capanne. Una testimonianza del glorioso passato di Arzachena che trasformerà il borgo in una delle mete delle archeovacanze. «La ricchezza storica di questo territorio può e deve diventare un valoreaggiunto della nostra offerta turistica - conclude Ragnedda -. Le visite nei siti,che durante lestate sono un ottimo supporto al turismo balneare, dinverno possono diventare il fulcro di pacchetti vacanza alternativi in cui larcheologia si fonde con lenogastronomia e la natura».