Ultimo appello per uno dei capolavori del romanico lombardo: «Costruire un supermercato accanto alla chiesa di San Pietro in Gemonio dicono gli ambientalisti è uno scempio». Rispondono in Comune: è tutto regolare, abbiamo messo dei vincoli di rispetto. Prima che le ruspe inizino a sollevare le terra, ecco una nuova levata di scudi. La chiesa di San Pietro è un piccolo gioiello in provincia di Varese: vi si celebrava anche il culto del dio Mitra, e sulla base dell'altare c'è un sole delle Alpi che secondo una curiosa agiografia locale avrebbe ispirato Umberto Bossi nella scelta del simbolo della Padania. A un chilometro in linea d'aria dalla casa di Gemonio del «Senatùr», la chiesa monumento nazionale sta per essere affiancata dai 5 mila metri quadri del supermercato, il quinto in pochi chilometri, il decimo nei dintorni. «L'Italia è un paese di bottegai dove la tutela di un supermercato vale di più di quella di un monumento nazionale», attacca Marco Magnifico direttore del Fai (Fondo per l'ambiente italiano) che da anni conduce una dura polemica. «Non si tratta di una cappella di campagna rincara la dose ma di un monumento importantissimo. Purtroppo i comuni sono costretti spesso a fare cassa con l'Ici e gli oneri di urbanizzazione, non c'è da stupirsi». Gli ambientalisti, in anni di contesa, hanno solo ottenuto che il supermercato si spostasse un po' più in là. La chiesa invece no, quella rimane dov'è, visto che sorge ben salda in quel posto dal tempo dei Longobardi: la fondarono sotto la regina Teodolinda. Re Liutprando la donò a San Pietro in Ciel d'oro di Pavia nel 712. Simboli pagani e simboli cristiani vi convissero per anni, nel Seicento, durante la peste, la chiesa fu usata come lazzaretto. Poi cadde in decadenza, ma sopravvisse a tutto, anche ai camion della provinciale che ne fanno vibrare la fondamenta. E ora? L'appello del Fai è in realtà fuori tempo massimo, il progetto per il supermercato è irreversibile: è stato approvato nell'ottobre 2006 dal consiglio comunale e il sindaco Fabio Felli (di una lista civica vicina al Carroccio) è chiaro: «L'autorizzazione in realtà risaliva addirittura agli anni Ottanta, noi abbiamo chiesto un vicolo parziale per salvaguardare la visibilità della chiesacontinuabloccarlo ancora ci avrebbe esposto a un risarcimento danni che non potevamo sostenere. Oramai la distribuzione commerciale ha cambiato molte cose e bisogna prenderne atto». Le opposizioni erano contrarie, e così anche Amici della terra, Fai, Italia Nostra, e l'Associazione Commercianti della provincia di Varese. L'ex presidente del Wwf di Varese, Mario Binda, da due anni scrive a tutti gli enti coinvolti, invoca email di protesta al sindaco, e ha persino scritto a Umberto Bossi: «Chissà che non si interessi al problema aggiunge -in fondo abita anche lui a Gemonio». La soprintendenza intervenne mettendo un vincolo di inedificabilità totale nel 2001. Ma tra ricorsi e controricorsi, la proprietà l'ebbe vinta e ottenne di poter costruire con alcuni vincoli parziali, tra cui la distanza di almeno 75 metri dall'angolo della chiesa, e una barriera di verde per schermarne la vista: «Le contestazioni degli ambientalisti sono ideologiche e di principio controbatte l'avvocato Pasquale Basile in rappresentanza della Euro2ooosrl , ma non hanno nulla a che vedere con la legittimità degli atti che autorizzano in pieno l'intervento».
Varese Supermarket minaccia il gioiello romanico
La chiesa di San Pietro in Gemonio, un monumento nazionale in provincia di Varese, sta per essere affiancata da un supermercato. Gli ambientalisti del Fai e di Italia Nostra hanno lanciato un appello per fermare il progetto, affermando che è uno scempio. La chiesa, che risale al VII secolo, è stata fondata dalla regina Teodolinda e ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli. La soprintendenza ha messo un vincolo di inedificabilità totale nel 2001, ma la proprietà ha ottenuto di poter costruire con alcuni vincoli parziali. Il supermercato, che coprirà un'area di 5.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo