Sei professionisti custodivano nelle loro ville un tesoro dell'antica Roma del valore di un milione di euro. Sono stati denunciati per ricettazione e commercio illegale di materiale archeologico. I carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Roma hanno ritrovato 618 reperti trafugati L'indagine è stata coordinata dalla Procura di Velletri con sette perquisizioni ad Anzio, Artena, Nettuno, Valmontone e Roma zona Eur, nelle abitazioni di un pensionato, un piccolo imprenditore, un commerciante di fiori, due veterinari e un architetto. L'operazione dei carabinieri prende il nome dal pezzo più pregiato che è stato ritrovato: un frammento della «Forma Urbis», la pianta marmorea di Roma antica di Settimio Severio che fu incisa sul Tempio della Pace dei Fori Imperiali attorno al 200 d.C. In realtà, si tratta di una riproduzione settecentesca, importante quanto l'originale introvabile, che rappresenta la scalinata e la pianta del tempio di Minerva Chalcidica (sui cui resti oggi sorge la chiesa di Santa Maria Sopra Minerva). Il frammento era custodito a Palazzo Braschi, quando nel 1996 ci si accorse della sua scomparsa. I carabinieri lo hanno trovato in una delle due ville di un architetto dell'Eur, che lo utilizzava per fermare una porta. L'uomo è stato denunciato insieme alla moglie, un'ex dipendente del Comune di Roma. La coppia e le altre cinque persone coinvolte acquistavano dagli stessi canali clandestini. Nelle ville sono state trovate anfore, crateri utilizzati come vasi, piattelli etruschi, statue e cippi funerari nascosti tra vasi di gerani. «Sono reperti di grandi valore - fa notare la sovrintendente per i Beni archeologici del Lazio Marina Sapelli Ragni - come l'anfora ateniese del VI sec. a.C.». Il materiale proviene dagli scavi di alcuni tombaroli di Lavinio e Cerveteri sulle cui tracce si stanno muovendo i carabinieri. Il mercato clandestino, comunque, «è in calo - spiega il tenente colonnello Raffaele Mancino - grazie al nostro lavoro e alla minore domanda che viene dall'estero».