PUBBLICO o privato? Al di là del dibattito nazionale sulla dismissione dei beni culturali, per il Real sito di Carditello, che il Consorzio di Bonifica del Basso Volturno ha posto in vendita perché sommerso dai debiti, è solo una questione di prezzo La Regione, che si era da tempo candidata all'acquisto della splendida tenuta borbonica di San Tammaro (Caserta), ha appena ufficializzato la sua offerta: quindici milioni di euro da sborsare in due tappe, metà quest'anno (si tratterebbe in realtà di cancellare un credito di circa 7 milioni che la Regione vanta nei confronti del Consorzio) e metà nel 2004. Ma sulla trattativa è scoppiata la guerra delle cifre. Per cedere il sito che fu casino di caccia e centro di sperimentazione zootecnica al tempo dei Borbone, il Consorzio chiede non meno di venti milioni. Quanti ne hanno già offerti diversi gruppi finanziari e, più di recente, l'armatore Grimaldi. La comunicazione degli assessori regionali Marco Di Lello e Vincenzo Aita è arrivata proprio ieri, mentre era in corso la visita del sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono al sito borbonico, dove sta per essere completato un intervento di restauro finanziato con i fondi del Lotto. «Vendiamo Carditello perché siamo sommersi dai debiti - spiega il direttore del Consorzio Francesco Papa - e non possiamo trattare». La vendita ai privati è del resto una scelta tecnicamente possibile. «La prelazione - ha confermato il viceministro Bono, che ieri ha anche annunciato, a Mondragone, l'erogazione di un finanziamento da cinque milioni per il restauro del Palazzo Ducale - è valida soltanto a parità di offerta». In altre parole, il Consorzio può decidere di vendere al miglior offerente. Con buona pace del Comune che chiede che la struttura resti pubblica. Tra qualche giorno, su proposta del portavoce di An Mario Landolfi, ci sarà sulla questione un incontro al ministero. Da Bono, che promette aiuto solo a patto che si abbiano idee chiare sulla destinazione, è arrivato anche un suggerimento: la creazione di una fondazione che coinvolga Regione, Comune, Università (l'istituzione di una facoltà di Agraria è tra le ipotesi di destinazione) e lo stesso Consorzio. Proprio ieri, però, dal soprintendente regionale Stefano De Caro è arrivata anche una nuova idea: fare del sito un centro progetti collegato all'aeroporto di Grazzanise.