Nel cantiere del Petruzzelli sono impegnati 30 giovani La scuola pugliese è nota "Ma il ministero ci snobba" -------------------------------------------------------------------------------- Latto del restaurare accoglie chi lo compie nella sostanziale immortalità dellopera darte. Nei secoli successivi il suo intervento farà parte della storia di quel pezzo. Non se ne potrà prescindere: nel bene e nel male. Un lavoro importante, che spesso è difficile fare serenamente se non su alcune isole felici. È il caso del cantiere del teatro Petruzzelli, che in questi anni si è trasformato in laboratorio di alta formazione per un gruppo di 30 giovani restauratori. Come racconta Giorgio Funaro, responsabile del restauro di tutto lapparato decorativo interno al Petruzzelli, del restauro dei palchi e del proscenio rimasti e della parte ricostruttiva. Il tutto con una Ati (associazione temporanea dimprese) condivisa con il collega Maurizio Lorenzoni. «A pochi credo sia capitato il restauro di un teatro così grandioso dal punto di vista decorativo - spiega il professionista romano - Bisognava affrontarlo utilizzando tecniche ormai obsolete con cui era stato costruito. E per farlo abbiamo realizzato cantieri-scuola». Hanno selezionato giovani dellAccademia delle belle arti o restauratori già operanti e un buon lavoro è stato possibile grazie alla loro duttilità. Non solo: Funaro ha messo su un laboratorio per la ricostruzione dei modellati. «Anche lì sono emerse tutte le qualità dellartigianalità e sono già arrivate proposte per queste maestranze che possiedono tecniche ormai antiche». Un laboratorio consolidato in mezzo secolo è quello della soprintendenza Psae (Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico) di Bari e Foggia, diretto da Fabrizio Vona nel convento San Francesco della Scarpa a Bari vecchia. Qui savverte leffetto della mancanza di investimenti da parte del ministero dei Beni culturali. Non ci sono nuove assunzioni e il laboratorio si andrà estinguendo con i pensionamenti. «La più giovane del gruppo, composto da una quindicina di professionisti, ha 48 anni. E da tempo non arriva più nessuno». Anche il laboratorio di falegnameria è stato chiuso con lultimo falegname. A ripopolare i ranghi non ha aiutato il decreto ministeriale 156 del 2006, che richiede per i restauratori una formazione universitaria. Ma mancano strutture adeguate a fornirla, salvo lIstituto centrale del restauro a Roma e lOpificio delle pietre dure a Firenze (tutte a numero chiuso). E se alcune università italiane si stanno attrezzando, non accede la stessa cosa in Puglia. Dove sono attive realtà come lEnaip di Barletta, che può abilitare solo il collaboratore al restauro. Il problema si pone per i restauratori più giovani, che si sono formati a bottega e che devono in maniera operosissima cercare di attestare le loro capacità. A subire duramente gli effetti di questo decreto, per esempio, è la giovane restauratrice Simona Iacovazzi, che ha deciso di lasciare la Puglia. «Faccio parte di quei restauratori che hanno imparato negli anni a bottega e che ora non capiscono se sono ancora qualificati o no». Inoltre spesso è difficile trovare lavoro perché si diffonde labitudine di affidare i grossi restauri a imprese edili che non poi non distribuiscono lavoro. Opere da restaurare non mancano, tuttavia, e basta farsi una passeggiata nel laboratorio di San Francesco, dove in un pomeriggio si coccola un crocifisso del Trecento o una Pietà del Cinquecento fino a quando il colore non torna dallopaco dei secoli. Sempre qui cè una rarità, il laboratorio per il restauro delle armi, mentre quello di ceramiche è stato chiuso e ne occorrerebbe uno per i tessuti. «La Puglia - aggiunge Vona - può contare nella facoltà di Matematica sullottimo corso di diagnostica, una disciplina ormai fondamentale». Molti i restauratori che svolgono questa professione in Puglia, terra ricca di bellezze darte, e che per il recupero hanno spesso un baluardo nella committenza delle chiese. «Cè lavoro - racconta Rocco Rinaldi, restauratore di fiducia della soprintendenza - e noi pugliesi francamente sappiamo il fatto nostro». E se a lui è capitato di commuoversi durante un lavoro, complice un canto gregoriano, rifarebbe questa professione il suo collega Giuseppe Vittore, che ha fondato la ditta Ikonos. «Certo non cè da diventare ricchi - riconosce - ma è un lavoro straordinario. Anzi, unico».
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Il cantiere del teatro Petruzzelli a Bari è stato trasformato in laboratorio di alta formazione per 30 giovani restauratori. Il restauro del teatro richiede tecniche ormai obsolete e i giovani hanno dovuto imparare tecniche antiche per affrontare il lavoro. Il laboratorio di restauro è stato creato grazie ad un'Ati condivisa con il collega Maurizio Lorenzoni. Il problema è che il ministero dei Beni culturali non ha investito abbastanza e ci sono poche strutture adeguate per fornire la formazione universitaria richiesta. Ciò ha portato a una carenza di restauratori giovani e esperti. Alcuni restauratori hanno deciso di lasciare la Puglia per cercare lavoro altrove.
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