Consegnati i lavori per il recupero ambientale e la fruizione della zona archeologica Ogni iniziativa tesa al recupero passa prima attraverso l'acquisizione al patrimonio pubblico. E' il punto di partenza da cui iniziare il percorso di recupero del complesso monumentale di Sant'Antonino a Scicli, oggi proprietà delle famiglie Sgarlata-Giavatto. Presupposto dell'intervento è che il bene diventi di proprietà pubblica. Il Comune ha chiesto alla Sovrintendenza di attivare un intervento in sostituzione dei privati proprietari, che diventi l'inizio della procedura amministrativa di esproprio, o meglio, di acquisizione al patrimonio pubblico del bene monumentale. La prassi dovrebbe essere identica a quella che ha permesso di acquisire l'ex Convento della Croce e quella che dovrebbe essere usata per la Fornace Penna di contrada Pisciotto. E' un percorso individuato dalla legge sui beni culturali del 1939 (risalente quindi al Ventennio fascista) e ribadita dal cosiddetto "Codice Urbani", varato dal precedente Governo nazionale, dal Ministro Giuliano Urbani appunto. E' la Regione, e il suo ufficio territoriale competente, la Sovrintendenza, a dover compiere il passaggio più delicato: chiedere ai proprietari di attivarsi per la tutela, dare un congruo tempo, oltre il quale la Sovrintendenza interverrà in danno. Non è pensabile del resto che un albero continui ad allignare nientemeno che sulla volta di quello che fu il Convento di Sant'Antonio da Padova, una delle poche architetture precedenti al terremoto del 1693 sopravvissute, testimonianza della stratificazione architettonica consumatasi lungo almeno tre secoli. La proposta è in qualche misura identica a quella pensata per la Fornace Penna di contrada Pisciotto: la ruderizzazione. Sostanzialmente, la messa in sicurezza dell'esistente, un intervento minimo di consolidamento e poi un museo a cielo aperto di questa testimonianza storica. L'ex Convento di Sant'Antonino è una delle testimonianze del patrimonio monumentale della città più importanti, eppure sottovalutato nel corso dei decenni. La rivalutazione di tale significativa testimonianza storica è stata compiuta solo in epoca recente, grazie a una campagna di studi compiuta dall'Università di Genova, e per essa dall'architetto Eleda Trovato, che ha favorito un workshop di studenti di architettura sul manufatto.
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Il Comune di Scicli ha richiesto alla Sovrintendenza di attivare un intervento per il recupero ambientale e la fruizione della zona archeologica Oltre a ciò, il Comune ha chiesto che il bene diventi di proprietà pubblica. Il percorso di recupero prevede l'acquisizione al patrimonio pubblico del complesso monumentale di Sant'Antonino, che attualmente è proprietà delle famiglie Sgarlata-Giavatto. La prassi dovrebbe essere identica a quella utilizzata per l'acquisizione dell'ex Convento della Croce e della Fornace Penna di contrada Pisciotto.
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