Sono ormai in dirittura d'arrivo, tanto che dovrebbero concludersi a metà febbraio, i lavori di manutenzione del Museo delle armi nel Mastio visconteo del Castello; il costo previsto per l'intervento si aggira intorno ai 40 mila euro. Il Museo fu realizzato sul colle Cidneo all'inizio degli anni Settanta; il progetto era stato redatto dal celebre architetto veneziano Carlo Scarpa con la collaborazione dell'architetto bresciano Francesco Rovetta, all'epoca suo assistente all'Università di Venezia. Il progetto ebbe l'approvazione e la lode del professor Pardi, soprintendente ai Beni architettonici della Lombardia, e il gradimento degli eredi Marzoli, donatori al Comune di Brescia della prestigiosa collezione. Alla tragica e improvvisa morte di Carlo Scarpa, avvenuta in Giappone il 28 novembre 1978, i lavori subirono una battuta d'arresto. Furono ripresi nel 1980 con la direzione di Francesco Rovetta, che chiese la collaborazione dell'architetto Arrigo Rudi, in attivazione delle varianti e della pratica burocratica. Rovetta progettò le opere per l'interno del Mastio e le scale di sicurezza in ferro sulla facciata principale, in fianco allaTorre Mirabella. L'allestimento, vetrine e supporti, fu studiato dallo stesso Rovetta, dall'architetto Rudi, dal professor Francesco Rossi della Pinacoteca Carrara di Bergamo e dalla direzione Musei di Brescia per le rispettive competenze. La realizzazione e interpretazione dell'allestimento fu affidata a Giuseppe Rivadossi, già scelto a suo tempo da Scarpa, e sembrerebbe opportuno che le opere in corso possano salvaguardare il progetto originario. «Purtroppo - commenta l'architetto Rovetta - la realizzazione del progetto di Carlo Scarpa rimase incompleta, nonostante autorevoli esperti e critici avessero sollecitato la naturale conclusione dell'opera». «La valorizzazione del Museo delle armi - continua Rovetta - è sicuramente encomiabile. Si tratta della realizzazione di uno dei grandi maestri dell'architettura contemporanea. Si è celebrato nel 2006 il centenario della nascita. In quella occasione il ministero ai Beni architettonici aveva spronato affinchè si giungesse finalmente al completamento dell'opera e si provvedesse al ripristino del progetto Scarpa per il Museo nella sua forma originaria» L'ARCHITETTO SI AUGURA che «i lavori in corso siano rispettosi dell'operato di Scarpa e ne conservino tutte le caratteristiche e parti, senza snaturarlo. In particolare, spero che non siano smontate e rimontate le vetrine espositive, poiché l'operazione rischierebbe la loro compromissione e, come per ogni mobile ligneo, comporterebbe la loro quasi certa distruzione». «Ritengo corretto che le vetrine e tutti gli altri elementi espositivi interni vengano ricollocati nel luogo originariamente progettato con le dettagliate e rigorose prescrizioni espositive ideate da Carlo Scarpa e realizzate dall'Officina Giuseppe Rivadossi», ammonisce il professionista. Servono comunque opere che abbiano l'obiettivo da un lato di ripristinare l'allestimento e dall'altro di adeguarlo alle nuove normative. A questo proposito, secondo l'architetto Rovetta «dovrebbe essere ripristinata la prima sala d'ingresso dal prato Mirabella, utilizzando un criterio di restauro che rispetti e salvaguardi il progetto originario; potrebbe essere eseguita la manutenzione delle scale in ferro di facciata e ripristinato il loro attacco a terra ora compromesso; potrebbe infine essere realizzato il percorso di accesso ai disabili così come richiederebbe la normativa ed un minimo senso di civiltà.» Alla completa realizzazione dell'originario progetto Scarpa mancano peraltro alcune opere: innanzitutto non è stato ancora realizzato il livello inferiore del museo, consistente nei locali del Mastio situati al livello del ponte levatoio (Scarpa aveva previsto che questi locali fossero adibiti a salone d'ingresso e ricezione, spazi di servizio e spazi didattici ed espositivi di materiale storico, gigantografie ed audiovisivi). Sacrapa aveva inoltre indicato nel progetto originario spazi d'uso posti a livello intermedio di collegamento alle sale espositive attuali superiori, mentre all'ultimo piano si sarebbero dovuti realizzare una biblioteca, un organico deposito delle armi non esposte e un laboratorio per la manutenzione. «Mi auguro che gli operatori e i responsabili delle opere in corso ne tengano conto», pun-tualizza l'architetto. D'altro canto, si tratta di una progettazione che ha suscitato interesse nel mondo della cultura... Il Museo delle armi di Brescia di Scarpa, ricorda Francesco Rovetta, «è un monumento cult moderno, largamente analizzato da studiosi e ripetu-tamente pubblicato su prestigiose riviste internazionali, oltre che in numerosi testi specialistici». «Tavole del progetto, disegni e fotografie - continua - sono stati esposti in varie occasioni in diverse città italiane ed estere. Spero che una simile progettazione sia salvaguardata con meticolosità e rispetto. Di tutto ciò ho cognizione precisa sino ai più piccoli particolari molto delicati che solo chi ha lavorato e, in questo caso, ha anche progettato con il maestro, può documentatamente riproporre in modo fedele all'originale». «Avendo collaborato direttamente col professore, rimango ora l'unico testimone di un raffinato progetto articolato e complesso, ancora incompleto. Se terminato, il Museo permetterebbe alla città di vantare due opere geniali di uno dei più grandi maestri dell'architettura contemporanea: la Stele di piazza Loggia ed il Museo delle armi nel Castello di Brescia».
Salvate le teche di Carlo Scarpa
Il Museo delle armi nel Mastio visconteo del Castello di Brescia sta terminando i lavori di manutenzione, previsti per 40 mila euro. Il progetto del museo fu realizzato nel 1973 dall'architetto Carlo Scarpa, con la collaborazione di Francesco Rovetta. I lavori furono interrotti alla morte di Scarpa nel 1978, ma ripresi nel 1980. Il progetto originario non è stato completato, mancando alcune opere come il livello inferiore del museo e il percorso di accesso ai disabili. L'architetto Francesco Rovetta spera che gli operatori dei lavori in corso rispettino il progetto originario e ne conservino tutte le caratteristiche.
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