Chissà se agli artisti glielo dicono. Chissà se i «donatori» sono a conoscenza che il proprio autoritratto, una volta entrato a far parte del patrimonio degli Uffizi, andrà a fare bella mostra di sé... in deposito? È successo in passato ed è accaduto di nuovo ieri: un artista bielorusso - Boris Zabarov - , attraverso l'associazione parigina «One for all artists », ha donato alla Galleria degli Uffizi un'opera dal titolo l'Artista e la sua modella. In pratica il suo autoritratto. Il quadro, che pare un trittico, era già stato in mostra agli Uffizi nel 2004 nell'ambito della mostra «Moi! Artisti del XX secolo»; fino al 16 febbraio lo potremo ammirare nella Sala del camino al primo piano della Galleria, vicino all'ingresso del Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi. Poi andrà in deposito. A confermarlo è stato lo stesso direttore degli Uffizi, Antonio Natali. L'autoritratto donato ieri da Boris Zabarov è quindi l'ennesimo tassello di un museo invisibile, che va a ingrossare le fila dei veri «mai visti» con buona pace di chi pensa che la «valorizzazione» sia un comandamento applicabile a tutte le opere d'arte, anche se non portano la firma di Leonardo o di Botticelli. Nel caso di Zabarov - che dal 1980 per ragioni ideologiche ha scelto di vivere a Parigi - si tratta di un dipinto che, come ha sottolineato Natali, mostra lo «struggimento che l'evocazione della fotografia, in quel nudo al negativo, naturalmente accende». Infatti nella parte a sinistra è ben visibile l'autoritratto allo specchio dell'artista, mentre nella destra spiccano le forme (e le ombre al negativo) di una modella nuda. Poesia e memoria si equivalgono sottendendo a un mondo incantato ed enigmatico. Il problema è, come detto, che tra due settimane sarà difficilissimo poter ammirare questo dipinto. E come questo tanti altri. Infatti la Galleria degli Uffizi è detentrice della più grande collezione di autoritratti del mondo. Vediamo i numeri: dimostrando una scarsa propensione per la precisione numerica, i responsabili della Galleria hanno detto che in tutto la collezione comprende circa 1650 pezzi. Di questi, circa 450 sono esposti nel Corridoio Vasariano, mentre gli autoritratti visibili in Galleria sono meno di una decina. Bene, questo patrimonio è pressoché invisibile. Infatti solo circa un quarto è in esposizione ma non tutti li possono ammirare. A fronte degli oltre 1,6 milioni di visitatori della Galleria, nel 2007 solo 40mila hanno avuto la fortunaprivilegio di visitare il Corridoio Vasariano e di godere della particolare collezione di autoritratti iniziata nel 1644 da Leopoldo de' Medici, che volle sistematicamente raccogliere autoritratti in tutta Europa tramite intermediari o facendoli eseguire appositamente. In pratica per ogni 40 visitatori degli Uffizi, solo 1 riesce a mettere piede nel Vasariano. E una volta che è qui, non è detto che li veda tutti i 450 circa dipinti esposti: secondo il concetto che ormai gli Uffizi sono una «cava» da cui attingere opere da spedire in giro per il mondo, molto spesso anche nel Vasariano sono numerosi i quadri temporaneamente in prestito. Senza contare la difficoltà per entrare, perché occorre una prenotazione particolare e i costi non sono certo quelli del museo. Per Cristina De Benedictis, docente di museologia all'Università di Firenze, «la collezione degli autoritratti degli Uffizi è un'eredità medicea poco conosciuta e poco si fa per farla conoscere. Eppure per i visitatori rappresenterebbe una novità assoluta perché unica a livello mondiale». Forse sarebbe il momento di «pensare » a un progetto organico per rendere visibile e sfruttare a livello locale questi tesori per il momento «invisibili», invece di darsi tanto da fare per spedire i capolavori all'estero.