Dibattito aperto sulla sopravvivenza delle colline ------------------------------------------------------------ Una delle proposte è di non portare più via le opere di valore dalle chiese di paese. Di non portare i capolavori più o meno noti, i pezzi pregiati a Lucca al museo diocesano d'arte sacra. Per evitare le fughe dalle colline e ripopolare i paesi - è il parere del vicesindaco Giovanni Pierami - è necessario mantenere elementi di attrazione. Anche in previsione di creare un flusso turistico interessante. E di evitare che tutta la terra e le case vengano acquistate dagli stranieri. L'argomento è stato al centro del convegno organizzato dalla lista civica Per Lucca (quella di Pierami) e dall'Offizio delle colline che riaprono la discussione sul futuro dei paesi, partendo dalla necessità di frenare la fuga, inarrestabile negli ultimi anni. Uno dei modi suggeriti è quello di consentire alle famiglie di ampliare le case in collina - attraverso bonus (regali) di volume - in modo che i figli non scappino a cercare spazi al piano. Di questo aspetto, però, si dovrà occupare l'ufficio urbanistica, visto che al momento il bonus per le colline (stando anche alla normativa regionale) non è più previsto. Questo, però - evidenzia il vicesindaco Pierami - è solo un aspetto del problema. Per rivitalizzare (e quindi) ripopolare le colline - è necessario creare un'economia legata alla terra e all'ambiente. Ad esempio, è necessario incentivare coltivazioni e produzioni doc come il marrone di Pozzuolo «che viene venduto a 9 euro il chilo e consente al produttore di prendersi cura del territorio, oltre che di guadagnare con la propria attività. Bisogna trovare il modo che diventi un'impresa allettante anche la pulizia del bosco o la manutenzione dei sentieri». Proprio la manutenzione del bosco e dei sentieri - osserva Pierami - può avere una doppia funzione: da una parte di tutela del territorio (meno arbusti da incendi, più vie di fuga o di accesso anche per spegnere i focolai) e dall'altra di incentivazione del turismo. Soprattutto degli amanti delle escursioni. Che possono anche stimolare l'apertura di trattorie o negozi tipici. «Oggi, invece - ammette Pierami - con la popolazione sempre più ridotta (a Deccio di Brancoli in inverno ci sono 12 residenti contro i 180 dell'estate) è impossibile garantire la sopravvivenza di un negozio. A meno che non si riesca a garantirgli una serie di funzioni - ad esempio quella di ufficio postale - che una volta erano tipiche dei posti pubblici». Servizi, insomma, per le colline: «Proprio per questo - ribadisce Pierami - il Comune ha fatto in modo di non far chiudere, ad esempio, i cimiteri di paese». Ma oltre ai servizi - conclude Pierami - servono motivi di attrazione: «E qui - dice - si arriva al problema di non togliere ai alle chiese di paese, quegli elementi d'arte che possono fornire una ragione per una visita da parte di turisti». Più la collina attrae, è la conclusione di Pierami, e più ci sono motivi per occuparsi della manutenzione del territorio, per evitare il degrado ambientale, per «mantenere le tradizioni dei nostri paesi che non possono essere tramandate dagli stranieri che stanno acquistando tutto».