Il documento che ha disegnato la città moderna portava la firma anche del grande urbanista "Ma i grattacieli offrono identità alle periferie" -------------------------------------------------------------------------------- «Il piano regolatore di Bologna del 1985 ha attraversato una serie di difficoltà, a partire dai cinque anni che impiegò per essere approvato. Così ha finito per tradursi in unavventura malinconica». Una nascita travagliata, costruzioni che ancora stanno prendendo forma, tante modifiche da perdere il filo dellidea originale, il disegno della città cui appose la firma anche Paolo Portoghesi, grande star dellarchitettura contemporanea, finisce per trovarsi al centro del fuoco incrociato delle critiche. A partire proprio dai padri più nobili, dopo lautocritica di Giuseppe Campos Venuti, che non esitano a individuare i segni del tempo del piano che ha ridisegnato intere aree della città, come la zona Fiera, via Larga e anche il comparto della ex Veneta. Oggi che lo skyline della città sta cambiando secondo le linee di quel piano, con esiti incerti, Portoghesi prende le distanze da unesperienza per certi versi esemplare. Architetto, a tanti anni dalla sua ideazione, cosa ne pensa oggi di quel Prg da cui prendono origine molte delle costruzioni oggi in cantiere? «Penso che adesso sappiamo tutti che i piani regolatori sono strumenti superati e insufficienti per lo sviluppo del territorio». Di questa «malinconica avventura» lei non salva niente? «Del mio impegno di ventanni fa rimane la battaglia per il legame tra il centro e la periferia, lindividuazione di logiche di crescita ispirate agli elementi della tradizione dellarchitettura bolognese, come i portici e le torri, anche grazie al significativo contributo di Pier Luigi Cervellati». A chi parla di cementificazione lei cosa risponde? «Non mi sono mai occupato di indici di edificabilità, cioè della quantità di costruzioni che dovevano andare a insistere su una determinata area». Qual è il difetto maggiore di questo piano che porta la sua firma e che oggi sta cambiando lo skyline di Bologna? «Lenorme ritardo con cui è stato attuato, che porta a una oggettiva difficoltà per i cittadini nellinterpretare le costruzioni che oggi vedono sorgere. Del resto in tutto il Paese siamo così in ritardo su tutto che non mi stupisce. Ma il Prg ha avuto anche un grande pregio, quello di costituire un modello, in tutta Italia, di urbanistica contrattata, di disegno della città concordato tra le forze politiche e con i cittadini». In questo piano, cè anche un suo tassello, gli edifici di via della Repubblica, tra i più criticati. «Una piccolissima maglia di questa rete è riconducibile a me, si tratta della torre di via della Repubblica, unarchitettura completamente tradita nella sua realizzazione dal disegno originale. Basti pensare che al posto di quella che io avevo individuato come piazza, è nato un supermercato». Alcuni della costruzioni oggi in cantiere rischiano di prendere la forma di «ecomostri», è stato sollevato da più parti il problema della qualità come elemento per tenere insieme la città storica e quella moderna. Lei cosa ne pensa? «Questo è il ruolo dellarchitettura, lurbanistica non può portare con sé la qualità del progetto. Lurbanista traduce in piano unidea di città ma poi si limita a consigliare degli standard e il successivo piano particolareggiato individua i criteri di massima dei nuovi edifici. La qualità però è nella matita degli architetti, è lessenza stessa della città moderna». A Bologna lei ritrova questa qualità dellarchitettura contemporanea? «Il tentativo di coinvolgere grandi personaggi cè stato, ma quasi sempre le cose sono andate male. Oggi cè una grande attenzione per gli architetti stranieri, che sono delle vere «star» delle capitali, anche perché hanno lavorato in realtà più dinamiche e hanno avuto lopportunità di esercitarsi. In proposito mi auguro che anche Bologna faccia le sue scelte». Lei ha contribuito a disegnare il volto della città di oggi, ma quali linee guideranno il disegno di Bologna nei prossimi anni? «Uno degli elementi più interessanti per il futuro della città sono gli edifici che si sviluppano in altezza. Le torri per Bologna hanno sempre avuto un significato preciso, noto un certo ritorno a questa forma di progetto, che in modo semplicistico chiamiamo grattacielo. Certo, non dovrà essere una soluzione «normale», adottata su grande scala. Penso piuttosto a elementi eccezionali, utili per rendere percepibili da lontano le distanze tra i diversi punti della città e dare unidentità alle periferie».
la Repubblica
5 Febbraio 2008
URBANISTICA - BOLOGNA: Portoghesi: il Prg di Bologna è unavventura melanconica
EL
Eleonora Capelli
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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