LE MADONNETTE delle edicole votive dei 67 comuni della provincia di Genova sono state schedate dai carabinieri. E non è un gioco di parole. Perché gli uomini dellArma, dotati di un questionario, semplice adatto ad una prima ricognizione, via via che si imbattevano in questi suggestivi oggetti della devozione popolare provvedevano ad una prima catalogazione. Descrivendo il tipo di oggetto, il soggetto raffigurato, lesatta ubicazione. Informazioni preziose, perché spesso inesistenti. Così questo patrimonio così evidente negli angoli delle nostre strade, nelle nicchie dei ponti, al centro dei crocevia, era spesso sfuggente, o sconosciuto. La catalogazione dei carabinieri, iniziata due anni fa e conclusa da poco, a portato ad una prima identificazione di quasi un migliaio di figure sacre ospitate nelle edicole dei paesi della provincia. Cui ha fatto seguito un ulteriore lavoro di schedatura, sulla traccia dellinchiesta degli uomini dellArma, da parte degli studenti dellUniversità seguiti da Alessandra Cabella della soprintendenza dei Beni Artistici. La stessa studiosa che nel 2005 strinse un sodalizio con lallora tenente (oggi capitano) dei Carabinieri Salvatore Di Stefano comandante del nucleo genovese, responsabile per tutta la Liguria del comando Tutela Patrimonio Culturale. In quella occasione si erano recuperate molto opere darte rubate, fra queste alcune piccole scultore delle edicole votive. Che risultavano in parte di difficile attribuzione proprio perchè mancava una catalogazione. Avvenuta per le 350 opere del centro storico, ma non nei paesi della Provincia. Così è iniziato questo scrupoloso intervento da parte dei carabinieri. Racconta Alessandra Cabella: «Quando due anni fa erano state recuperate diverse madonette era risultata difficile lidentificazione e accertarne la provenienza. Per farlo occorrono fotografie, descrizioni, ricordi, almeno i cartigli descrittivi sotto le nicchie. Abbiamo pensato ad una catalogazione sistematica che ci avrebbe aiutato a identificare le statuette recuperate e a riportarle al loro posto ma anche a prevenire la spoliazione e a scoprire i furti in futuro».