BENI CULTURALI Indagine su otto grandi Comuni: crescono i visitatori Maggiore dinamismo,presenza del capitale privato, capacità di attirare sempre più visitatori, ma anche risorse non sempre adeguate e, in particolare, mancanza dì una strategia a medio e lungo termine: è questa la carta da visita di otto fra i maggiori Comuni italiani per quanto riguarda la gestione dei servizi culturali. Il quadro emerge da un'indagine commissionata dal Comune di Roma ed effettuata da Federculture e che verrà presentata venerdì prossimo a Venezia nell'ambito del Salone dei beni culturali. È la prima volta che vengono chiamate all'appello alcune amministrazioni locali Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia per capire come funziona il loro sistema dei luoghi d'arte. «È stata l'occasione commenta Roberto Grossi, segretario generale di Federculture per mettere in rete gli assessori alla cultura di otto grandi Comuni. Un'operazione di raccolta dati non facile, sia per le diverse metodologie di rilevazione sia perché le competenze in alcuni casi sono ripartite fra più assessorati». La base d'indagine. Sono stati monitorati i musei, le biblioteche e i teatri civici. Il patrimonio culturale di proprietà dei Comuni rappresenta una parte rilevante dell'intero patrimonio d'arte nazionale. I musei sono, in tutto, oltre 4mila, di cui il 43 è nelle mani delle amministrazioni comunali (il 17 è di privati, il 13 statale; il resto di università, Chiesa e altri enti). Così per le biblioteche: complessivamente sono più di 11mila e il 49 è dei Comuni. Per non parlare dei teatri, che sono in tutto 1.200, in gran parte gestiti a livello locale. L'indagine ha messo in evidenza come negli otto Comuni presi in esame l'offerta culturale sia adeguata: poche le strutture chiuse e volontà di migliorare la qualità del servizio ed estenderne hi fruizione. Un quadro riferibile sia ai musei, sia alle biblioteche e ai teatri. I visitatori dei musei. Tra il 2001 e il 2002 il numero dei visitatori dei musei civici è calato a Venezia (1 ), mentre è cresciuto a Milano (16), Torino (,7), Genova (16), Firenze (3), Napoli (2) e Roma (0,5). Il caso della capitale è emblematico: pur avendo, nello stesso periodo, perso circa 300mila turisti (in particolare stranieri), i musei civici non ne hanno risentito. «Negli ultimi tre anni spiega Marco Causi, assessore alle politiche economiche della capitale e aumentata nel bilancio l'incidenza della spesa per la cultura. Una voce che riteniamo importante anche come motore di sviluppo economico e PLT l'impatto sul turismo e sull'industria culturale». Gli introiti. La tendenza, sul versante delle biglietterie, è di uniformarsi al sistema tariffario statale. Anche Milano, che insieme a Napoli prevedeva finora l'ingresso gratuito, con il 2004 inizierà a far pagare l'ingresso ai musei civici. I biglietti ora oscillano da un minimo di 2,20 a un massimo di 6,5 euro. Su questo versante la novità più interessante è, però, rappresentata dalla sempre più diffusa presenza di biglietti integrati, che permettono di accedere a più luoghi d'arte, o di card che offrono anche altri servizi, come le facilitazioni sui mezzi pubblici. Hanno adottato le card Torino, Venezia, Genova e Napoli. Le gestioni autonome. Negli otto Comuni molti servizi sono stati affidati all'esterno, ricorrendo soprattutto al modello della società per azioni o della fondazione per partecipazione. A fare da capofila è Roma, che negli ultimi cinque anni ha introdotto i privati in molte realtà culturali, sperimentando quasi tutte le forme giuridiche previste dalla legge (oltre alla Spa e alla fondazione, la Srl, l'istituzione, l'azienda speciale, il consorzio, l'associazione). Anche a Genova, Torino, Milano e Napoli sono state attivate diverse gestioni autonome, con il ricorso soprattutto a società di capitali. Meno dinamiche, invece, Palermo, Venezia e Milano.