Dopo la delibera comunale sul divieto -------------------------------------------------------------------------------- Il pericolo non arriva dal kebab. A squalificare il centro storico non sono (solo) le gastronomie che vendono specialità etniche: sono, semmai, i negozi con gli infissi di alluminio o le insegne al neon sui palazzi storici. Il consulente del sindaco sul decoro urbano, il geometra Marco Chiari, prende le distanze dal divieto di apertura dei locali di kebab che la giunta istituisce (dentro le Mura) con una delibera non votata neppure dall'assessore al commercio, Filippo Candelise che l'ha proposta, su sollecitazione dell'Ascom. Candelise non era in giunta al momento della votazione. E chi c'era sta prendendo le distanze. Il sindaco l'ha già fatto ribadendo che il provvedimento sul kebab è solo l'anticipo di una più ampia revisione del regolamento sulle attività «incompatibili» con il centro, già individuate nel 2000. E Chiari, che è stato anche assessore all'urbanistica, ribadisce: attribuire solo ai negozi di kebab i problemi di degrado del centro è riduttivo (per non dire pretestuoso). «Il problema dell'immagine del centro storico, al cui rilancio stiamo lavorando su input del sindaco - sintetizza - non sta in che cosa si vende, ma dove e come si vende. Per questo a partire dal 2000 Lucca si è dotata di una serie di regolamenti che non si limitano a individuare attività poco compatibili con il centro storico e con la sua architettura: sono regolamenti (spesso disattesi) che impongono di installare luci calde, di non usare l'alluminio per gli infissi, di non coprire con pareti di cartongesso elementi architettonici o artistici». In parole povere, Chiari ribadisce che non deve esistere una guerra santa (né tanto meno razzista) al kebab turco «ma al brutto. Su questo ci concentreremo nei prossimi mesi. Non a caso, il Comune istituirà una commissione di valutazione dei progetti di apertura o rifacimento dei negozi del centro storico». È evidente - sottolinea il consulente - che gli obiettivi del Comune sono di avere attività di qualità «ovunque dentro le Mura e non solo nelle strade storiche del commercio, come via Fillungo. Vogliamo, infatti, ampliare le aree a vocazione commerciale nel centro e vogliamo attribuire, almeno alle strade più importanti, anche una vocazione merceologica, in modo da concentrare in una stessa zona le attività di un determinato settore. Vogliamo, insomma, creare la strada dell'abbigliamento, quella degli antiquari, quella dell'artigianato d'autore. Tutt'altra cosa dal divieto isolato al kebab».