Quel che temevamo sta purtroppo accadendo, il fronte regionale, già ostile ai pur cauti emendamenti al Codice introdotti da Buttiglione nel 2006, si sta ricompattando su un'opposizione netta e senza margini di discussione nei confronti di quello che, probabilmente in dispregio nei confronti del ministero, viene definito "codice Settis", il quale, senza mezze misure, è bollato da Martini come «un micidiale passo indietro che ci condanna all'arretratezza». Lo scontro era prevedibile e costituisce, in fondo, lo sbocco di una stagione di contrapposizione istituzionale strisciante della quale, già in altre occasioni, abbiamo sottolineato la sterilità, ma che rientrava, a pieno titolo, in una pratica non negativa e trasparente dell'agire democratico. In tutto l'articolo, però, al di là della solita polemica nei confronti del turismo elitario della domenica, ritenuto quindi uno dei pericoli maggiori per l'agognato sviluppo del territorio, non è dato riscontrare il minimo rilievo di merito ai contenuti degli emendamenti licenziati dal Consiglio dei Ministri. La solita sequenza di parole d'ordine quali "innovazione", "iniezione di dinamismo", "strategie alte e complesse" che avevano connotato il P.I.T. Toscano e sulla cui pochezza culturale eddyburg si era già espresso. Ma l'opposizione al Codice si ammanta ora, nelle parole di Conti, di aspetti davvero inquietanti, che è lo stesso autore a sottolineare con un richiamo: "Attenzione, il punto è politico" e che culminano in quelle "pericolose derive elettorali" evocate in explicit. L'intervento nel suo insieme si pone come un messaggio esplicito nei confronti dei propri referenti politici nazionali affinchè intervengano contro la visione "centralistica" propugnata dal Codice, a meno che non vogliano rischiare un "impoverimento politico e culturale" che una regione "dotata di autonomia" come la Toscana potrebbe essere tentata di attivare. Che il Codice possa essere criticato, nel merito e nel metodo di elaborazione, non si discute, ma che invece di affrontare una confronto pur acceso nelle sedi deputate (Conferenza Stato regioni) e con gli interlocutori istituzionalmente preposti (Ministero beni culturali in primis) si preferisca inviare messaggi trasversali per via partitica è un ennesimo tristissimo segnale della deriva della nostra vita democratica. (m.p.g.)