CavezzI: "La discarica ha ancora cinque anni di vita ma dobbiamo già pensare alle alternative" Il sito di Relluce si esaurirà, il comitato propone la raccolta differenziata Il Comitato "Ermo Colle", noto per aver preso di petto l'urbanizzazione selvaggia della valle del Tronto, ed in particolare il progetto di cementificazione della collina collese, affronta ora il tema dell smaltimento dei rifiuti. "Il Comitato afferma Tommaso Cavezzi, uno dei promotori - si fa interprete delle preoccupazioni degli abitanti della Vallata del Tronto, centomila e più residenti tra Ascoli e San Benedetto, in merito alla situazione dello smaltimento dei nostri rifiuti solidi urbani. Nella discarica di Relluce stanno per iniziare i lavori della quinta vasca (che sarà anche l'ultima), con un tempo prevedibile per riempirla pari a circa cinque anni, se manteniamo l'attuale ritmo. Dopo di che si dovrà individuare un diverso sito per un'altra discarica. Ciò porrà problemi insormontabili visto che il nostro territorio è oramai totalmente urbanizzato e densamente popolato". "Nessun Comune vorrà una discarica entro i propri confini - riflette ancora l'ingegner Cavezzi - e allora sarà gioco forza ricorrere a qualche privato. A meno che non sia questo l'obiettivo inconfessabile dei nostri amministratori pubblici, è ora che la politica affronti di petto l'argomento cinque anni, in politica, sono un'inezia - e si cominci a discutere seriamente sul da farsi. Le ipotesi sul tappeto non sono poi tante: certamente c'è la scelta quasi obbligatoria di incrementare la raccolta differenziata, attualmente quasi inesistente, anche con l'introduzione generalizzata della raccolta 'porta a porta' soprattutto per l'umido, in modo da prolungare, tra l'altro, la durata della quinta vasca ancora da costruire; poi, restando sempre nel nostro circondario e senza pensare di trasportare i rifiuti a distanze stellari a costi via via crescenti, c'è l'ipotesi di costruire un inceneritore di ultima generazione o addirittura un termovalorizzatore". "Anche in questo secondo caso - continua l'ingegner Cavezzi - i problemi e le discussioni tra le varie comunità locali salirebbero di tono perché si tornerebbe a parlare di diossina prodotta, di inquinamento dell'aria e di mancata tutela del diritto alla salute». E' dunque un imperativo categorico cominciare a pensare al domani in questo settore così delicato. La cosa preoccupante però è che l'attuale mondo politico locale, col fiato corto che si ritrova, sembra ignorare questi problemi. "Pertanto è compito della opinione pubblica sollecitare e pungolare perché si cominci a parlare di come costruire questo futuro prossimo, se non vogliamo anche noi ritrovarci coi rifiuti dietro l'angolo di casa nostra". PIERO LUCIANI