Da illuminato archeologo, oltre che da ufficiale dell'Esercito, aveva partecipato alle missioni in Bosnia e Albania tra il '95 e il '98 per monitorare e proteggere il tesoro d'arte e di storia di quelle terre percosse dai conflitti. E da quelle terre era tornato con una pesantissima eredità. Infatti l'esposizione ai metalli e all'uranio impoverito, con il tempo, avrebbe prodotto una forma rara e anomala di cancro, l'adenocarcinoma al pancreas. Se n'è andato così, a soli 43 anni, il professore Fabio Maniscalco. Una carriera luminosa segnata dalla passione e dall'impegno, culminata l'anno scorso nella candidatura al Nobel per la pace. Nel '97 Maniscalco - nato a Napoli, sposato con figli e sempre legatissimo alla sua città - aveva creato e diretto il team sperimentale di tutela dei beni culturali del contingente Onu in Albania, coordinando piani di salvaguardia anche nella ex Jugoslavia, in Kosovo, Medio Oriente, Algeria, Nigeria, Iraq e Afghanistan. Grazie alla sua attività, era stato il primo militare al mondo ad attuare le disposizioni della Convenzione dell'Aja sulla protezione del patrimonio artistico in caso di conflitto armato: memorabile la sua incursione nel mercato clandestino albanese, dove riuscì a infiltrarsi per recuperare preziosi reperti archeologici. Numerosi e prestigiosi gli incarichi: ispettore onorario per l'archeologia subacquea del ministero per i Beni culturali, direttore dell'Osservatorio per la protezione dei «tesori» in area di crisi, vicepresidente del comitato italiano dello Scudo Blu, libero docente di Storia e tutela dei beni culturali all'Orientale e di Archeologia subacquea alla Sun. All'attività operativa si aggiungevano quelle di documentarista e scrittore. Tra le varie pubblicazioni, il volume «Sarajevo. Itinerari artistici perduti» aveva ricevuto il premio della presidenza del Consiglio, mentre l'articolo sulla tutela del patrimonio culturale in Kosovo gli aveva fruttato l'onorificenza Unesco «Media Save Art». Per Maniscalco una pioggia di encomi e riconoscimenti - da parte di personalità come Giovanni Paolo II, il presidente del Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, il ministro della Difesa Beniamino Andreatta - e le medaglie Nato per il lavoro svolto durante le operazioni di peacekeeping. L'ultimo saluto all'archeologo della pace stamattina alle 10 nella chiesa Santa Teresa del Gesù Bambino in via Nicolardi. Paola Perez