La Direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali del ministero per i Beni e le attività culturali ha organizzato a Firenze, lo scorso venerdì 25 gennaio, la VI Conferenza nazionale degli istituti culturali, con un argomento assai interessante: "Gli istituti culturali nella società che cambia: identità, valori, saperi". Tutto bene. È sempre opportuno sentire i soggetti interessati ed esperti sui problemi di propria pertinenza prima di definire le linee programmatiche di azione. Ancor più opportuno è il tema del convegno, perché è indubbio che si è al centro di una straordinaria trasformazione culturale, che riguarda categorie epistemologiche, valori etici, regole comportamentali e ciò non può non vedere in prima fila le istituzioni culturali, chiamate ad un ripensamento complessivo e ad un rigoroso esame di sé proprio quando si tratta di individuare le ragioni della trasformazione culturale, le motivazioni di essa e le conseguenze da trarne in vista dellorganizzazione degli istituti deputati alla formazione e allo sviluppo della ricerca scientifica, che, ripetiamolo, è sempre più il motore dei processi di modernizzazione della società come quella contemporanea, non a caso definita "società della conoscenza". Ancor più importante è che di tutto ciò mostrano di aver consapevolezza il potere politico e, in particolare, i responsabili specifici del settore. Tutto bene, ripetiamolo. E però la lettura del programma della manifestazione è inquietante. Il convegno è organizzato con 12 relazioni e 24 interventi programmati, nonché 6 presidenze di seduta. Ebbene, in tutto questo imponente ed autorevole apparato, il Sud è rappresentato dal solo intervento del rappresentante della "Fondazione per il Sud", che, se non sbaglio, è di recentissima costituzione, tanto che ancora non si son viste bene le linee di azione programmate e le effettive scelte conseguenti. In ogni caso la Fondazione è troppo giovane per poter riassumere e rappresentare la imponente tradizione delle istituzioni scientifiche del Mezzogiorno, tra le più antiche ed autorevoli del Paese. A questo intervento va aggiunta la presidenza di una seduta offerta allonorevole professor Gerardo Bianco, prestigioso presidente della gloriosa "Associazione per la difesa degli interessi del Mezzogiorno dItalia". Mi par davvero poco. È mai possibile che il ministero per le Attività culturali abbia deciso che lItalia si ferma neppur più ad Eboli ma a nord di Eboli, ovviamente venendo dal settentrione? È mai possibile che il ministero abbia ritenuto di dover trascurare autorevolissime, prestigiose, antiche e tuttavia ancor vitali ed operanti istituzioni culturali del Mezzogiorno, che hanno fatto e fanno un pezzo inobliabile della storia civile e culturale dellintera Italia? È mai possibile che il ministero non si sia reso conto che in tal modo le rilevazioni e le diagnosi del VI convegno saranno parziali, condizionate da lacune ed assenze inconcepibili, tali da renderne i lavori sostanzialmente inutili? Se il ministero ha bisogno di qualche informazione può inviare qualche suo rappresentante al convegno su "La scienza a Napoli fra Ottocento e Novecento", che, per tanti versi, riprende i convegni degli scienziati italiani, che, proprio a Napoli, ebbero un famoso incontro nel 1845, rinnovato centocinquanta anni dopo, nel 1995, quando a cura dellUniversità di Napoli "Federico II" si svolsero numerose iniziative in concorde intesa con molte delle istituzioni culturali della città, della quale si disse che in quei giorni, fu la capitale mondiale della scienza, vista la quantità degli studiosi italiani e stranieri convenuti. Sono sempre stato contrario alla "lega del Sud" perché ferocemente contrario alla "lega del Nord". E, tuttavia, non posso non esprimere, con sdegnate valutazioni dellaccaduto, qualche considerazione severa. È necessario che le istituzioni del Sud si organizzino per far sentire la propria voce, orgogliosa e protestataria. Devono farlo in difesa di se stesse, nellinteresse del Mezzogiorno e, ancora una volta, per il bene del Paese tutto. Solo gli indotti e gli ignari, i rozzi, anacronistici sostenitori della frattura dellunità nazionale possono trascurare il contributo determinante che il Mezzogiorno ha dato e dà alla vita culturale, alla modernizzazione e allo sviluppo del Paese intero. Ma davvero qualcuno, che non sia un egoistico eversore dellunità nazionale, può ritenere che la Lombardia, il Piemonte, il Veneto (non dico la Padania che è una invenzione balorda e tragicomica) possano reggere se chiuse in un separatismo egoistico dal Mezzogiorno, che spesso, assai spesso ha rappresentato il puntello del loro sviluppo, spesso, assai spesso in conseguenza di un ottuso processo di sfruttamento, che ha squilibrato la struttura socio-economica del Paese? Il che è avvenuto anche di recente, giacché il profilo più grave e pericoloso dellattuale tragica vicenda dei rifiuti è rappresentato dai rifiuti tossici che sciagurati imprenditori del Nord, dintesa con la malavita organizzata, hanno fatto scaricare in Campania, trasformandola nella pattumiera del Nord. Voglio precisare che in quanto dico non vè nulla di giustificazionismo delle nostre responsabilità, visto che chi ha governato, nei decenni passati, non ha saputo vigilare, non ha saputo impedire uno scempio criminoso (che oggi colpisce non solo Napoli e la Campania ma tutto il Paese), non ha avuto lorgoglio di essere napoletano e, in quanto napoletano, italiano della migliore specie. In quanto dico cè una grande preoccupazione che non riguarda solo il Mezzogiorno e su cui il ministero per i Beni culturali farebbe bene a riflettere insieme ai nostri "intellettuali" i quali, a loro volta, farebbero bene a non perdere tempo con chiacchiere inutili e convegni retorici con conseguenti dissociazioni. Bisogna riflettere che fatti come quello qui lamentato si risolvono in un rinnovato indebolimento della costitutivamente debole nostra identità statale, col rischio di indebolire anche la forte identità nazionale, che ha prodotto quanto sè fatto e si fa di positivo in Italia, oggi sottoposta ad una pressione dissolvente con gravissimo pericolo della tenuta del Sud ma anche del Nord.