Ritorni dal passato. Da una Calabria che era la Magna Grecia. Un "Askòs" di bronzo in forma di Sirena, prodotto nell'officina locale della Calabria ionica, probabilmente intorno al 470-460 a.C, conservato per secoli al J. Paul Getty Museum a Malibu, toma in Italia ed è una delle meraviglie da ammirare dell'esposizione dal titolo "Nostoi. Capolavori ritrovati" allestita a Roma, al Palazzo del Quirinale fino al 2 marzo 2008 . L'askos, nella varietà delle ceramiche della Magna Grecia era un piccolo vaso con corpo appiattito e collo cilindrico con orlo piatto, non simmetrico rispetto al corpo e in alcuni casi doppio, dotato di una sola ansa. Era utilizzato per conservare e versare l'olio nelle lampade. E' uno dei 67 capolavori d'archeologia rientrati nel nostro Paese a seguito degli accordi raggiunti dal ministero per i beni e le attività culturali con importanti musei americani e con collezionisti d'arte internazionali. La parola greca "Nostoi", significa "ritorni" ( nei poemi epici che raccontavano il ritorno degli eroi greci dopo la distruzione di Troia è un tema ricorrente ) e simbolicamente diventa in questa occasione un modo per indicare il percorso di opere d'arte antica che, dopo essere state illecitamente trafugate, tornano in patria. IL merito va al Comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, alla magistratura, alla diplomazia culturale e alla volontà del ministro Rutelli L'esposizione è a cura del docente Louis Godart, consigliere del presidente della repubblica per la conservazione del patrimonio artistico, ed è stata organizzata e realizzata da "Comunicare Organizzando" di Alessandro Nicosia. E. grande depauperamento del nostro Paese dei beni archeologici che sono la sua storia avviene ininterrottamente tra gli anni 1970 e i primi anni 2000. Perdite inestimabili. Un reperto archeologico tolto dal suo contesto non è più in grado di essere un elemento della storia. Non è più utile alla ricostruzione di un'epoca. Nella nota stampa si legge che "la mostra "Nostoi. Capolavori ritrovati" apre le porte a nuove "restituzioni", da concludere attraverso trattative simili a quelle portate avanti con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Museum of Fine Arts di Boston e il Princeton University Art Musem. Tra le opere esposte la Vibia Sabina, il Cratere a calice, il Trapezophoros ,1'Ante-fissa con Sileno e Menade , un Kantharos configurato a maschera dionisiaca, dell'Italia centro-meridionale, del 480 a.C. ca., attribuito al Pittore della Fonderia come ceramografo, e forse ad Euphronios come vasaio. E poi c'è la Calabria, rappresentata da quell'Askòs. Sono tantissime le opere calabresi sparse per i musei del mondo. Nelle gallerie londinesi è possibile ammirare una serie di anfore con la scritta "Made in Locri", "Made in Japan". Meraviglie che hanno attraversato i secoli e di nascosto anche il mondo. Forse sarebbe ora di farle tornare a casa.