Il Museo Storico della Liberazione di via Tasso, a Roma, compie cinquanta anni di attività e festeggia con una serie di iniziative, tra cui l'inaugurazione del sito web "Arte e Resistenza a Roma" e del database del museo "Elenco dei reclusi di via Tasso". Ma il regalo più gradito è stato consegnato dal ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, direttamente nelle mani di Antonio Parisella. presidente del museo, e si tratta delle chiavi dell'appartamento all'interno numero 7 dell'edificio di via Tasso, grazie al quale il museo potrà ampliare i propri spazi, destinandolo a sede degli uffici. Dopo lunga trattativa, infatti, l'appartamento è stato acquistato dal Mibac per 380mila euro, in forza del diritto di prelazione; altri 350mila euro hanno finanziato i lavori di manutenzione straordinaria e ordinaria, sull'appartamento e sull'intero museo, e la realizzazione del sito che permette già al navigatore di visitare virtualmente l'edificio di via Tasso. "Quello che stupisce il visitatore del Museo Storico della Liberazione - ha dichiarato il ministro Rutelli - è di trovarsi non in un museo tradizionale, ma in un appartamento. Ma proprio questo è il suo valore: essere, ancora oggi, lo stesso luogo di tortura e di umiliazione di quanti non si piegarono di fronte alla violenza. Un normale appartamento romano che schiude le sue porte a un orrore che non vogliamo dimenticare. A festeggiare i cinquanta anni del Museo Storico della Liberazione c'era anche, insieme con il ministro Rutelli e il presidente Parisella, Elvira Paladini, direttrice del museo che si trova proprio negli stessi spazi in cui il marito. Arrigo Paladini, fu torturato a morte perché rivelasse i piani della Resistenza e i nomi dei partigiani, cosa che egli non fece mai. 11 Museo Storico della Liberazione è infatti stato allestito nei locali dell'edificio che, nei mesi dell'occupazione nazista di Roma (11 settembre 1943 - 4 giugno 1944) venne utilizzato come carcere dal Comando della polizia di sicurezza nazista. Le celle di detenzione occupavano l'intero stabile, mentre ora soltanto due dei quattro appartamenti destinati al museo sono ancora come furono lasciati dai tedeschi in fuga (gli altri sono normalmente abitati), Proprietario dell'edificio all'epoca, era la famiglia Ruspoli che affittò gli appartamenti di via Tasso agli uffici culturali e di rappresentanza diplomatica dell'ambasciata tedesca a Roma. Tra essi trovò la sua sede anche l'ufficio di collegamento ta la polizia tedesca e quella italiana, affidato al maggiore delle SS, Herbert Kappler. Dopo l'occupazione nazista di Roma, nell'edificio di via Tasso fu collocato il comando della Sicherheitdienst polizei. a comando della quale fu posto Kappler: via Tasso divenne così tristemente famosa come luogo di deportazione nel quale passarono oltre 2mila tra uomini e donne che furono sottoposti a interrogatori, torture e violenze.