Italia Nostra presenta una lista di firme contrarie in cui spiccano i nomi di Antonio Paolucci e Alberto Asor Rosa. Il fronte opposto schiera Giorgio Van Straten e Campos Venuti Il sindaco avverte: «È una questione nazionale». Il vicesindaco Matulli: «Paolucci ci spieghi perché nel 2003 disse di sì al percorso in piazza Duomo» Firenze. Altro che guerra tra guelfi e ghibellini. Per il sindaco di Firenze Leonardo Domenici la tramvia è una questione nazionale. A due settimane dal referendum del 17 febbraio Domenici porta il dibattito fuori dalle mura cittadine, menziona il documento di Al Gore e guarda a Padova come la città simbolo di un esperimento riuscito, il luogo in cui il dopo-tramvia ha significato ripopolamento del centro storico e una migliore vita sociale per gli anziani. Poi, torna a guardare in casa e risponde uno per uno agli attacchi all'amministrazione da parte di alcuni esponenti del mondo dell'arte per la scelta del percorso in piazza Duomo. «Rimango stupito quando si sostiene che questa amministrazione vuole distruggere i mosaici del Battistero, visto quanto si è lavorato con tecnici e soprintendenze per evitare impatti negativi sulla città», dice Domenici durante il convegno organizzato ieri dalle categorie economiche a Palazzo Vecchio. A due settimane dal referendum il dibattito sulla tramvia diventa sempre più incandescente e si arricchisce di polemiche che coinvolgono vecchi e nuovi protagonisti della vita politica nazionale e cittadina. L'ultima in ordine di tempo si snoda attorno al botta e risposta tra Domenici e l'assessore alla cultura di Milano Vittorio Sgarbi schierato tra i promotori del referendum contro la tramvia. «Trovo sgradevole e imbarazzante che l'amministratore locale milanese intervenga in modo così pesante in una vicenda che riguarda un'altra città - dice Domenici - lo farò presente anche al sindaco Moratti». Pronta la replica di Sgarbi che parla di «un grave atto di censura politica e di mancanza di rispetto nei riguardi dell'opposizione». Intanto, le liste dei sostenitori dei due comitati si allungano all'inverosimile di nomi sempre più eccellenti. Quello a favore della tramvia incassa l'adesione dell'architetto Campus Venuti, del responsabile per l'ambiente del Pd Roberto della Seta e del presidente di Pala expo di Roma Giorgio van Straten. Ma anche del presidente del Cna di Firenze Mauro Fancelli a nome delle categorie economi-che fiorentine, del docente universitario fiorentino Enrico Falqui, dell'Arci e dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. Dall'altra parte, invece, tra i firmatari dell'ultima ora c'è l'attuale direttore dei musei vaticani ed ex soprintendente al Polo museale fiorentino Antonio Paolucci che con Asor Rosa, Pancho Pardi, l'ex leader dei Verdi Carlo Ripa di Meana e la storica dell'arte Mina Gregori figura tra i 250 firmatari dell'appello per il sì alla moratoria sulle linee 2 e 3 presentato ieri a Firenze da Italia nostra e dai comitati. Una posizione già nota quella di Paolucci che pure quando era soprintendente il progetto della tramvia lo aveva avallato. Risulta nero su bianco dal verbale della conferenza dei servizi del 24 luglio 2003 dove le uniche riserve riguardarono i pali dell'elettricità e i marciapiedi. «Il comitato di settore del ministero dei Beni culturali non voleva la presenza dei fili e nemmeno la riduzione dei marciapiedi - dice il vicesindaco Giuseppe Matulli - ma non trovò niente da ridire sul passaggio del tram di fronte al Duomo». Per Matulli il referendum ha un valore consultivo e dunque anche nel caso di vittoria dei sì non accadrà niente. «Tuttavia -precisa Matulli - qualora qualsiasi amministrazione dovesse conformarsi a una decisione di questo tipo e interrompere i lavori dovrebbe rispondere per danno erariale da pagare per i contratti non onorati. A quel punto toccherebbe intervenire alla Corte dei conti». È polemico il vicesindaco sull'opportunità di indire un referendum a lavori già iniziati, ancora più critico il sindaco Domenici che lo definisce «un sabotaggio alla città». «Il modo in cui è stato presentato e promosso questo referendum ha più il sapore del sabotaggio che non il carattere di un contributo alla chiarezza e alla trasparenza delle scelte», afferma Domenici. La definizione irrita il portavoce di Silvio Berlusconi Paolo Bonaiuti che augura al sindaco di «ritrovare la via della tolleranza per chi osa dissentire dalla tramvia». Replica di Domenici: «Non conoscendo la materia ripete sempre le stesse colossali sciocchezze». Intervengono a sostegno del collega di partito il coordinatore toscano di Forza Italia Denis Verdini e il senatore azzurro Paolo Amato. La polemica continua.