Nel maggio 2005, l'Ombra metafisica di Kirkeby, più che filosofiche riflessioni scatenò liti da ballatoio. In largo Orbassano residenti, ma anche passanti, si unirono contro «l'arroganza dell'accoppiata Rudi Fuchs Fiorenzo Alfieri che hanno confuso un vespasiano con un'opera d'arte». Fu allora, dopo aver affrontato l'ennesima lettera di un cittadino perplesso o addirittura disgustato da qualche nuova installazione sul tracciato del Passante che Alfieri sbottò (usando proprio queste parole) in giunta: «Chi può decidere se un'opera d'arte è bella, è opportuna, sta bene in centro piuttosto che in periferia? Chi può invocare il piccone per l'igloo di Merz? E no, signori miei. Questa è una discussione che può andare avanti all'infinito. Ma volete capire che il compito dell'amministrazione, quando si tratta di scelte artistiche o culturali, è quello di affidare le scelte ad un esperto accreditato?». E Chiamparino aggiunse: «Non si può discutere all'infinito sul valore di un'opera d'arte che in quanto tale non potrà mai raccogliere il consenso appiattito e unanime. Non si può ogni volta fare un sondaggio, gridare allo scandalo, e contestare questa o l'altra installazione». Da quello sfogo alla delibera-ombrello (che dovrebbe mettere al riparo sindaco e assessori da altre proteste di questo tipo) sono passati quasi due anni. Il Comune, si sa, in quanto a rapidità di soluzione più che una Ferrari ricorda una bicicletta, ma l'importante è che martedì, in giunta sia passato l'atteso documento dal titolo: «Istituzione di una commissione consultiva tecnico-artistica per l'arte pubblica». Il che significa fine della classica domanda posta in commissione Cultura dai consiglieri comunali: «Ma chi ha deciso di installare quest'opera d'arte? E perché proprio in corso Mediterraneo?». D'ora in poi ci sarà un responsabile sia per la scelta delle nuove Luci d'Artista sia per le installazioni realizzate sulla Spina. Anzi, una serie autorevolissima, di responsabili che faranno tutti parte del comitato. Dal direttore della Gam a quello del Castello di Rivoli, dal Sovrintendente ai Beni culturali ed artistici al direttore di Artissima. Insomma da Castagnoli alla Pittarello: il meglio degli intenditori d'arte su piazza. «Ma c'è ancora una novità - aggiunge l'assessore Alfieri - per la prima volta coinvolgeremo anche una serie di tecnici puri. Esperti della viabilità come dell'arredo urbano: perché ricordiamo tutti i lavori di manutenzione di cui ha avuto bisogno da subito il giardino di Penone». D'accordo, si trattava di problemi tecnici, ma in effetti anche la collocazione dell'opera in fondo va valutata in tutti i suoi aspetti, non solo il suo valore estetico. Torino comunque è la prima città che si dota di un simile strumento. Non dimenticando la lezione di Rudi Fuchs, il primo direttore del Museo di Rivoli, che interpellato sull'argomento disse: «II giudizio su un'opera d'arte non può essere affrettato: va prima sedimentata nel tempo e non esiste che piaccia subito a tutti. L'importante è non pretendere che riscuota il consenso unanime, non accade così in nessuna parte del mondo». Capito?