Fra i firmatari Cgil, Italia Nostra, Wwf Confindustria LegaCoop e Legambiente Salvare i beni culturali da una vendita indiscriminata. È quanto si prefiggono i numerosi firmatari di un appello rivolto al presidente della Repubblica Ciampi, al presidente del Consiglio Berlusconi e al ministro dei Beni e attività culturali Urbani. I firmatari chiedono di conservare la regola che è stata in funzione finora secondo cui i beni culturali sono inalienabili a meno che le sovrintendenze non ne stabiliscano la possibile dismissione. No dunque alla nuova disciplina prevista dall'articolo 27 del decreto legge del 30 settembre scorso, secondo cui il principio diventa esattamente l'opposto: tutti i beni sono «alienabili» e in caso di vendita le sovrintendenze hanno 120 giorni per esprimere il loro parere contrario. L'eventuale silenzio vale come assenso. La conversione del decreto in legge, appena varata da un ramo del Parlamento, sta per passare tra poco all'altro ramo. Contro questa nuova legge nasce dunque un appello che il segretario della Cgil di Roma, Stefano Bianchi, definisce «a carattere urgente, per ripristinare la procedura corretta». «L'attuale normativa si ricorda nell'appello prevede norme rigorose per l'accertamento o meno dell'interesse culturale, storico ed artistico di un manufatto e di conseguenza ne disciplina l'alienazione. Viceversa il comma 10 dell'articolo 27 del decreto legge del 30 settembre 2003 ammette la vendibilità di ogni bene immobile, eccezion fatta per quelli per i quali le Soprintendenze riescano a rimostrarne in 90 giorni (poi ampliati con emendamento a 120) il valore e l'interesse culturale ed artistico». L'appello ricorda anche l'articolo 32 del disegno di legge delega in materia ambientale che «consente di sanare illeciti in materia paesaggistica». Conclusione: sono ambedue «segnali estremamente pericolosi che vanno nella direzione opposta alla necessità di rafforzare l'esercizio della tutela». Tra i firmatari, l'Associazione restauratori italiani, l'Associazione italiana biblioteche, l'Assotecnici, Cgil, Fai, Italia Nostra, Lega ambiente, Lega cooperative Lazio, Confindustria Lazio, Wwf Italia, Zetema, Associazione nazionale cooperative servizi e turismo, Associazione nazionale cooperative culturali. E ancora: Vezio De Lucia, Giuseppe Chiarante, Vittorio Emiliani, Guglielmo Epifani, Gianfranco Imperatori, Eugenio La Rocca, Gianni Orlandi, Annamaria Reggiani, Giancarlo Elia Valori, Anna Zevi Gallina. Desideria Pasolini Dall'Onda, presidente di Italia Nostra, dice: «Bisogna bloccare questo progetto, altrimenti saremo sommèrsi da lottizzazioni indecorose che minano il delicato rapporto di unitarietà tra monumenti e territorio».
Silenzio-assenso appello contro la legge
Un gruppo di organizzazioni e personalità ha firmato un appello rivolto al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e al ministro dei Beni e attività culturali, chiedendo di conservare la regola che i beni culturali sono inalienabili a meno che le sovrintendenze non ne stabiliscano la possibile dismissione. L'appello si oppone alla nuova disciplina prevista dall'articolo 27 del decreto legge del 30 settembre scorso, che ammette la vendibilità di ogni bene immobile senza alcuna restrizione. Le organizzazioni e le persone che hanno firmato l'appello, tra cui la Cgil, Italia Nostra e Legambiente, considerano che questa norma sia pericolosa e minaccia il delicato rapporto tra monumenti e territorio.
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Bene culturale
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