Livorno: la proprietaria aveva chiesto aiuto agli agenti, che però si sono accorti che si trattava di materiale clandestino -------------------------------------------------------------------------------- LIVORNO. Aveva in casa un vero e proprio tesoro in vasi, monete e gioielli antichi, sia etruschi che romani, e quando ha subito un tentativo di furto, ha chiamato la polizia. Peccato per la signora in questione che gli agenti si siano accorti che si trattava di materiale clandestino, tanto che alla fine le hanno sequestrato tutto quanto. L'operazione è stata illustrata ieri mattina alla questura di Livorno, dove i dirigenti hanno mostrato i reperti sequestrati, oggetti che, seppure al mercato nero, hanno un valore venale altissimo: si tratta di centinaia di migliaia di euro. In particolare si tratta di 10 bellissimi vasi, otto etruschi (di età villanoviana) e due romani, con scene mitiche dipinte in nero su sfondo rosso od ocra. Insieme ai vasi sono state sequestrate 70 splendide monete romane, in bronzo ed argento, quasi tutte di età imperiale, ma anche uno splendido esemplare di moneta repubblicana, con la lupa e la scritta "S.P.Q.R.". Oltre a questo sono stati sequestrati 60 gioielli, anelli, spille fibule, in bronzo, anche questi di squisita fattura. Inoltre alcune statuette, lampade, un'anfora ed altri oggetti della stessa epoca. Tutto materiale che, a parte un paio di bronzetti, sembra autentico. La polizia livornese ha spiegato il modo a dir poco singolare in cui ha scoperto il museo clandestino nell'abitazione di un'imprenditrice di 46 anni, nel quartiere Fabbricotti. Tutto inizia negli ultimi giorni di dicembre, quando la signora subì un tentativo di furto. L'imprenditrice si accorse che qualcuno aveva provato ad entrare in casa sua, e chiamò il 113: «Aiuto, venite, ho paura ad entrare in casa da sola, potrebbero esserci i ladri ancora dentro». Una volante accorse e i poliziotti entrarono nell'appartamento: dei ladri nessuna traccia. In bella mostra, però, in alcune eleganti bacheche e mensole ricavte nel muro, c'erano gli splendidi reperti archeologici. Il caso volle poi che uno degli agenti entrati nella casa fosse un appassionato di arte antica, che riconobbe subito gli oggetti come pezzi di enorme valore storico. L'agente spiegò ai superiori che gli sembrava strano che in un'abitazione ci fossero quegli oggetti, e che la cosa non gli era sembrata regolare. Questi beni, infatti, non si possono comperare, ma solo ricevere per eredità. A quel punto partirono le indagini: la polizia, per prima cosa, ha contattato la Soprintendenza ai beni artistici e storici, chiedendo se gli risultassero notizie di quel materiale archeologico. La Soprintendenza ha risposto che non solo non gli risultava alcun materiale in deposito legittimo a quell'indirizzo, ma nemmeno a nome di quella persona. A quel punto la polizia ha deciso di passare all'azione: con il mandato di perquisizione ieri mattina gli agenti delle volanti e della squadra mobile si sono presentati alla porta dell'imprenditrice e gli hanno contestato l'illecita detenzione del materiale archeologico. La signora, a dir poco sopresa, si è giustificata dicendo che si trattava di oggetti che erano stati acquistati durante diversi anni dal marito, un imprenditore livornese di 50 anni, che attualmente risiede ad un altro indirizzo. Il marito è stato subito contattato, ed ha spiegato di aver comprato alcuni oggetti all'asta di eBay su internet, e di avere le ricevute di altri. Spiegazioni che non sono bastate ad evitare il sequestro: tutto il materiale è stato portato in questura, mentre l'imprenditrice è stata denunciata per ricettazione.