Le navi affondate e la necropoli di Baratti riforniscono un mercato che non conosce crisi ------------------------------------------------------------- LIVORNO. Quello di ieri è sicuramente un sequestro di grande rilevanza, ma non si deve credere che il museo antico ritrovato nell'abitazione del quartiere Fabbricotti sia un caso isolato. Infatti non si sbaglia di certo se si afferma che a Livorno ci sia un museo archeologico sparso in centinaia di abitazioni. Si tratta in genere di anfore di tutte le dimensioni (ma qualcuno tiene in sala addirittura una bellissima ancora romana) che sono arrivate nelle case di molti professionisti dopo essere state ripescate da qualche subacqueo lungo la nostra costa. Che in queste acque siano naufragate, nell'antichità, delle navi onerarie (navi da carico romane) non è un mistero, e lo sanno benissimo i più esperti subacquei livornesi. In genere questi ritrovamenti sono avvenuti diversi anni addietro, quando i controlli erano meno stretti, e in pratica chi trovava un bene archeologico sott'acqua o se lo metteva in casa o lo vendeva a qualche appassionato. Ma non di sole anfore è formato questo museo dalle mille bacheche: Livorno è abbastanza vicina a Populonia, terra di necropoli etrusche, ma anche di agguerriti "tombaroli". Quindi, chi aveva i canali giusti, specie nel dopoguerra, si è portato a casa, magari a poco prezzo, degli splendidi oggetti etruschi. -------------------------------------- In casa c'era un tesoro di reperti antichi Chiama la polizia per un tentato furto e gli agenti le sequestrano tutto I proprietari si difendono: «E' tutto regolare, possiamo mostrare le ricevute. Molti di quei pezzi sequestrati li abbiamo acquistati all'asta su E-bay» -------------------------------------------------------------------------------- LIVORNO. Aveva in casa un vero e proprio tesoro in vasi, monete e gioielli antichi, sia etruschi che romani, e quando ha subito un tentativo di furto, ha chiamato la polizia. Peccato per la signora in questione che gli agenti si siano accorti che si trattava di materiale clandestino, tanto che alla fine le hanno sequestrato tutto quanto. L'operazione è stata illustrata ieri mattina dal dottor Stefano Caroti, dirigente dell'ufficio volanti della Questura, che ha mostrato i reperti sequestrati, oggetti che, seppure al mercato nero, hanno un valore venale altissmo: centinaia di migliaia di euro. In particolare si tratta di 10 bellissimi vasi, otto etruschi (di età villanoviana) e due romani, con scene mitiche dipinte in nero su sfondo rosso od ocra. Insieme ai vasi sono state sequestrate 70 splendide monete romane, in bronzo ed argento, quasi tutte di età imperiale, ma anche con uno splendido esemplare di moneta repubblicana, con la lupa e la scritta "S.P.Q.R.". Oltre a questo sono stati sequestrati 60 gioielli, anelli, spille fibule, in bronzo, anche questi di squisita fattura. Inoltre alcune statuette, lampade, un'anfora ed altri oggetti della stessa epoca. Tutto materiale che, a parte un paio di bronzetti, sembra autentico. Il dottor Caroti ha spiegato il modo a dir poco singolare in cui la polizia ha scoperto il museo clandestino nell'abitazione di un'imprenditrice livornese di 46 anni, nel quartiere Fabbricotti. Tutto inizia negli ultimi giorni dello scorso dicembre, quando la signora subì un tentativo di furto. L'imprenditrice si accorse che qualcuno aveva provato ad entrare in casa sua, e chiamò il "113": «Aiuto, venite, ho paura ad entrare in casa da sola, potrebbero esserci i ladri ancora dentro». Una volante accorse e i poliziotti entrarono nell'appartamento: di ladri nessuna traccia. In bella mostra, però in alcune eleganti bacheche e mensole ricavte nel muro, c'erano gli splendidi reperti archeologici. Il caso volle poi che uno degli agenti entrati nella casa fosse un appassionato di arte antica, che riconobbe subito gli oggetti come pezzi di enorme valore storico. L'agente, una volta tornato in questura, spiegò ai superiori che gli sembrava strano che in un'abitazione ci fossero tutti quegli oggetti, e che la cosa non gli era sembrata per niente regolare. Questi beni, infatti, non si possono inpratica comperare, ma solo ricevere per eredità. A quel punto partirono le indagini: la polizia, per prima cosa, ha contattato la Soprintendenza ai beni artistici e storici, chiedendo se gli risultassero notizie di quel materiale archeologico. La Soprintendenza ha risposto che non solo non gli risultava alcun materiale in deposito legitimo a quell'indirizzo, ma nemmeno a nome di quella persona. A quel punto la polizia ha deciso di passare all'azione: con il mandato di perquisizione firmato dal pm Antonella Tenerani, ieri mattina gli agenti delle volanti e della squadra mobile si sono presentati alla porta dell'imprenditrice e gli hanno contestato l'illecita detenzione del materiale archeologico. La signora, a dir poco sopresa, si è comuqnue giustificata dicendo che si trattava di oggetti che erano stati acquistati durante diversi anni dal marito, un imprenditore livornese di 50 anni, che attualmente risiede ad un altro indirizzo. Il marito è stato subito contattato, ed ha spiegato di aver comprato alcuni oggetti all'asta di E-Bay su internet, e di avere le ricevute di alcuni altri. Spiegazioni che non sono bastate ad evitare il sequestro: tutto il materiale è stato portato in questura, mentre l'imprenditrice è stata denunciata per ricettazione. Sui reperti verrà svolta una perizia: se risulterà, come sembra, autentico, potrebbe con molta probabilità essere destinato ad uno dei due musei etruschi della nostra zona, quello di Populonia oppure quello di Volterra.