È il modo più provocatorio e bizzarro per arginare il degrado ambientale. Intanto, il comune di Maddaloni centra un obiettivo storico: la regione Campania accetta, e finanzia, la creazione del «Parco archeologico Antica Calatia». Si tratta di un'opera di scavo, sui 15 ettari dell'antica area urbana e sulla necropoli, corredata dalla risistemazione dei luoghi. Riportare alla luce un abitato, fondato alla metà dell'VIII secolo avanti Cristo, è stato il sogno proibito di intere generazioni di cultori di storia patria. È scontato quindi l'entusiasmo. Ma adesso, il placet regionale viene vissuto come un tardivo risarcimento ambientale. Nasce un polo archeologico nel cui orizzonte visivo è inserita la discarica de Lo Uttaro. Per questo, l'opera di risistemazione dei luoghi cozza contro una problematica una bonifica ambientale. «In concreto - rivela Angelo Schiavone, assessore ai lavori pubblici - è già pronto il progetto esecutivo che prevede lavori per poco meno di due milioni di euro». Poi il piano di ricerca archeologica, già condotto dalla sovrintendenza archeologica e dalla Seconda Università di Napoli, sarà tramutato in progetto esecutivo di disseppellimento delle vestigia. Insomma, sarà riesumata l'antica città che fu prima etrusca e poi romana. E quello che resta del giacimento archeologico sarà tradotto, come è già accaduto per i reperti più importanti, presso il Museo Archeologico Nazionale. L'azione di salvaguardia poi dovrà necessariamente coincidere con una ricomposizione ambientale. Si potranno bonificare i fondi, recintare le vestigia e regolare gli accessi. «Esula dalle nostre competenze - commenta Schiavone - avviare una bonifica dell'area circostante e tantomeno ricomporre un orizzonte visivo irrimediabilmente compromesso». Giuseppe Miretto