Da ricchezza a filiera produttiva, Così dovrebbe trasformarsi e svilupparsi il settore culturale nel Lazio, attraverso strategie unitarie che puntino su formazione e qualità. Ed è questa lidea che ha fatto da cornice al lancio del primo Polo formativo per i beni e le attività culturali appena presentato dalla Regione. «Quella dei Poli formativi ha spiegato Silvia Costa, assessore allIstruzione che ha promosso liniziativa - è diventata una vera e propria scommessa della Regione Lazio. Una strategia basata su una rete specializzata costituita coinvolgendo le istituzioni scolastiche superiori, le università, i centri di ricerca e le imprese per realizzare percorsi mirati a formare figure professionali di alto livello che oggi mancano». Nella prospettiva non solo per migliorare il livello delle competenze tecniche e creare nuovi presupposti per linserimento nel mondo del lavoro, ma anche per attrarre investimenti sul territorio. Questa volta al centro delliniziativa è stato messo il "bene culturale", nellottica del recupero, della conservazione, del restauro, ma anche rispetto alla valorizzazione, conoscenza e comunicazione delle opere stesse. E per creare il necessario raccordo tra chi si occupa del settore e la società, si è voluto affiancare ai tradizionali tecnici (tipo restauratori o altro) figure intermedie più generaliste che sappiano progettare nuove esperienze culturali ed emozionali capaci di rivolgersi alle nuove tendenze del turismo culturale. Per questo la rete specializzata, messa su con 25 partner selezionati - guidata dalla Formedil Lazio e che comprende tra gli altri Italia Nostra, Enea, Confservizi Lazio, la facoltà di Architettura dellUniversità La Sapienza, il ministero per i Beni Culturali - che ha dato il via al Polo per linnovazione delle competenze "culturali" del Lazio, ha attivato, nella prima fase, due percorsi di istruzione e formazione tecnico superiore, completamente gratuiti destinati ai disoccupati in possesso di un diploma di scuola secondaria: tecnico per il rilievo architettonico e diagnosi del degrado strutturale ed esperto in percorsi didattici museali. Ma prevede anche azioni di sistema mirate a introdurre innovazione nellarea formativa e produttiva contribuendo alla qualificazione e razionalizzazione dellofferta regionale in materia dibeni culturali nonché ad avviare processi di sviluppo socio-economico che facciano leva sulla valorizzazione di un patrimonio diffuso sul territorio regionale. Il Polo formativo dei beni e delle attività culturali, si aggiunge agli altri 12 istituiti dalla Regione nellambìto dì altrettanti settori strategici funzionali alle linee di sviluppo progettuale ed economico del Lazio: cinema e audiovisivi, Ict, logistica e mobilità sostenibile, ambiente ed energia, ingegneria innovativa e aerospaziale, chimico-farmaceutico, nautica, la grafica editoriale, turismo integrato ed enogastronomico, agroindustria e agroalimentare. Riguardo ai finanziamenti, i 13 Poli formativi possono contare complessivamente - in base allaccordo Stato, regioni ed enti locali del 25 novembre 2004- suuna dote di risorse da 2 milioni e 78lmila euro. Di questi 213.935 cosituiscono il viatico per il debutto dei due primi percorsi di formazione del Polo dei beni culturali.