CAGLIARI. Il referendum sul Piano paesaggistico regionale non si farà, ora è certo. Il tribunale di Cagliari ha definitivameent rigettato il reclamo presentato dal comitato promotore contro la decisione del giudice civile che una settimana fa aveva negato la possibilità di chiedere con urgenza al presidente Soru di indire la consultazione entro il 31 gennaio. La decisione è stata presa ieri mattina dal collegio presieduto da Gian Giacomo Pisotti. Motivazione fondamentale, la mancata chiarezza della domanda relativa al referendum abrogativo: «Il cittadino invitato a esprimere un giudizio sulla base di un quesito non chiaro - si legge in un passaggio dell'ordinanza - esprimerebbe una risposta che non potrebbe essere interpretata in modo univoco e l'amministrazione, in caso di abrogazione, «non saprebbe in che direzione orientare le sue scelte». «In presenza di quesiti riguardanti un'intera legge o provvedimenti che, come il Ppr, contengano anche disposizioni generali ed astratte che siano, dunque a questa equiparabili - ha scritto il relatore - il requisito della chiarezza non può evidentemente realizzarsi laddove le varie disposizioni oggetto del referendum siano tra loro eterogenee, cioè non rispondano a una matrice unitaria». Il referendum dunque non si farà. Perlomeno fino al 2010, cioè dopo che si saranno svolte le elezioni regionali del 2009. La sentenza chiude così il lungo contenzioso sul Piano paesaggistico, mettendo ordine su alcuni punti controversi, e sembra andare oltre le aspettattive della Regione stessa. La decisione non poteva quindi che essere accolta con grande soddisfazione dalla maggioranza guidata da Renato Soru. Il primo a commentare la sentenza, in una conferenza stampa, è stato l'assessore regionale all'Urbanistica Gian Valerio Sanna: «Altro che imbavagliare i cittadini - ha detto l'assessore con chiaro riferimento a Mauro Pili - Qui viene invece garantita loro la libertà di espressione. Nei referendum si viene chiamati a decidere tra due alternative, scelta destinata, come è scritto nell'ordinanza, ad esprimere la volontà in ordine alla gestione della cosa pubblica. In questo caso invece la scelta non sarebbe stata libera, perché l'elettore chiamato a decidere sulla base di un quesito non chiaro, darebbe una risposta che non potrebbe essere interpretata in modo univoco e l'amministrazione si troverebbe in una situazione particolare, a orientare le sue scelte in una imprecisata direzione». Gian Valerio Sanna ha anche sottolineato come con la decisione del tribunale in pratica si è tornati al giudizio espresso dall'Ufficio regionale del referendum, con le stesse motivazioni che avevano portato alla prima bocciatura della consultazione. «Con questo ricorso - ha aggiunto l'esponente della Giunta Soru - hanno ottenuto come risultato un peggioramento delle cose. Non si può utilizzare uno strumento improprio per fare politica. Le hanno provate tutte, forse non li resta che appellarsi alla Corte dei Diritti umani. Ora - ha concluso Sanna - attendiamo la decisione del Consiglio di Stato sul nostro ricorso. Abbiamo sollevato la questione della legittimità costituzionale e siamo sicuri che si tratti di materia che non può essere sottoposto al voto dei cittadini».
Sardegna - Piano paesaggistico, il referendum non si farà
Il tribunale di Cagliari ha definitivamente rigettato il reclamo del comitato promotore contro la decisione del giudice civile che aveva negato la possibilità di chiedere con urgenza al presidente Soru di indire la consultazione entro il 31 gennaio. La motivazione principale è stata la mancata chiarezza della domanda relativa al referendum abrogativo, che avrebbe potuto portare a una risposta non univoca e rendere difficile all'amministrazione orientare le sue scelte. Il tribunale ha quindi deciso di non indire il referendum, almeno fino al 2010.
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