Mentre il governo Prodi, ancorché «sfiduciato», sta esalando i suoi ultimi respiri, la geografia degli organi periferici del Ministero per i beni e le attività culturali (e relativi dirigenti) sta cambiando notevolmente. E dal momento che le poltrone dei vari soprintendenti sono molto ambite, sarà interessante assistere alla «risistemazione» dei ruoli uno dei quali - la soprintendenza dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze - pare ormai nelle mani di Bruno Santi. Ma vediamo che cosa sta accadendo. In Italia esistono4 poli museali (Firenze, Roma, Napoli e Venezia), un numero di soprintendenze che tutelano i beni architettonici (Palazzi, Monumenti etc..) e altre che tutelano i beni «mobili » del territorio, cioè i beni artistici. Questi ultimi due tipi di soprintendenze in qualche caso sono «miste», cioè una sola soprintendenza si occupa sia dei beni architettonici sia di quelli artistici. Mentre in tutta Italia questa «anomalia » va scomparendo, inspiegabilmente in Toscana - dove la tutela la valorizzazione e lo studio dei beni culturali è innegabilmente più importante che altrove - le soprintendenze «miste» aumentano, evidentemente a scapito della razionalizzazione del sistema. AdArezzo si sono aggiunte, infatti, le «miste» di Lucca e MassaCarrara, di Pisa e Livorno e adesso di Firenze, Prato e Pistoia, con l'esclusione di Firenze capoluogo, i cui beni artistici dal primo gennaio sono passati sotto la tutela del Polo museale fiorentino. Tra coloro che fanno «le spese» di questa nuova «geografia» dei beni culturali in Toscana c'è Bruno Santi, soprintendente per i beni artistici di Firenze (solo la provincia), Prato e Pistoia. Il suo ruolo pare abbia le ore contate e che le sue competenze passino alla collega Paola Grifoni (responsabile dei beni architettonici di Firenze, Prato e Pistoia) non è ancora detto. Paola Grifoni infatti non essendo ancora vincitrice di concorso e avendo un contratto «esterno», potrebbe anche non rimanere in quell'incarico. A tutto ciò si aggiunge l'idea del (quasi ex) sottosegretario per i beni culturali, Andrea Marcucci, di destinare Santi alla guida dell'Opificio per i prossimi tredici mesi che gli mancano alla pensione, ipotesi che sta prendendo campo e che trova d'accordo anche la direzione regionale toscane (Lolli Ghetti) e i sindacati. «Permesarebbe un grande onore - ha detto Santi - e si tratterebbe di un ritorno perché da funzionario vi ho già lavorato nel 1981-1982, all'epoca di Umberto Baldini. Certo è che per ora non ho ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dal Ministero e, sinceramente, mi piacerebbe sapere dove trascorrerò il mio ultimoanno di servizio. Posso solo dire che in tutti questi anni ho assistito a un fenomeno quantomenostrano.Daquando, nel 1974, l'onorevole Spadolini guidò per primo il ministero per i beni culturali, fino al 2001 non vi era stata alcuna riforma. Poi, negli ultimi sette anni, le riforme che si sono succedute sono addirittura tre. Forse c'è qualcosa che non va per il giusto verso. Dal punto di vista strettamente personale - ha concluso Bruno Santi - anche se mi manca poco più di un anno alla fine del mio servizio, posso dire che mi piacerebbe essere ricordato come una persona che ha sempre cercato di far lavorare bene gli uffici dove si trovava». Il direttore regionale per i beni culturali della Toscana, Mario Lolli Ghetti, ha definito Santi «un buon amico, affettuoso, competente e, se fosse destinato alla guida dell'Opificio, non avrei niente in contrario». Se ciò avvenisse cancellerebbe le speranze dei due nuovi dirigenti toscani freschi di nomina - Isabella Lapi Ballerini e Mario Scalini - e di Fabrizio Vona, il direttore del laboratorio restauri della soprintendenza di Bari-Lecce che si era autocandidato per la poltrona di via degli Alfani.