Può un edificio regale comePalazzo Pitti custodire dei segreti sconosciuti ai più, di innegabile fascino e circondati da un po' di mistero? La risposta è sì: all'interno della residenza dei Medici, ci sono spazi pressoché sconosciuti, ma testimonianze di un gusto ormai lontano. Si tratta della cosiddetta «Grotticina della Muletta», in una porzione all'estremità nord del palazzo, allestito e decorato per il cardinale Giovan Carlo de' Medici, terzo figlio del granduca Ferdinando II. Per tutta una serie di vicissitudini, questo ambiente - un vero e proprio gioiello - è stato dimenticato per più di un secolo e poi decisamente manomesso. Venne riscoperto nel 1967 dallo storico dell'arte Marco Chiarini, il quale volle scoprire a cosa erano adibiti quegli spazi allora utilizzati come magazzino di scarsa importanza. Da allora è cominciato un trend che, solo negli ultimi 10 anni è sfociato in una delicata operazione di recupero che, in questa ultima fase, sta vedendo impegnata la restauratrice Daniela Dini, sotto l'attenta quanto appassionata direzione dell'architetto Laura Baldini Giusti, della soprintendenza per i beni architettonici. E tra breve la prima parte dell'intervento potrà dirsi conclusa e i primi due ambienti de «La Muletta» potranno essere restituiti al pubblico godimento. Purtroppo l'ambiente ha subito numerose trasformazioni architettoniche ma, come ha scritto la stessa Baldini Giusti in un saggio pubblicato nel 1999, c'era «a sinistra una grande sala con due finestre sotto le logge del Cortile, che si raggiungeva dalla prima rampa di uno scalone oggi non più esistente, quindi una saletta più piccole, dalla quale si accedeva alla Grotta propriamente detta, piccolo ambiente a pianta pressoché quadrata con ninfeo nella parete terminale; vi era poi una scaletta che scendeva al piano terra e saliva ai piani superiori, collegando i vari ambienti dell'appartamento, e al di là di questa un'altra piccola stanza ad uso di bagno, con vasca a contorno mistilineo, nicchie e fontana». Come si può capire si trattava di un gioiello, sia architettonicamente, sia (come vedremo) artisticamente. Purtroppo la costruzione di uno scalone, nel XIX secolo, devastò architettonicamente l'ambiente, di cui oggi è possibile solo una parziale lettura. Però quel che si vede lascia senza fiato. Giovan Carlo, nato nel 1611, era di carattere profondamente diverso dal suo fratello granduca, più disinvolto e gaudente. Scelse di vivere ora nel Casino degli Orti Oricellari, ora a Palazzo Pitti e fu proprio in quest'ultimo che occupava l'appartamento che dal terreno saliva fino al mezzanino sopra il primo piano, al quale si accedeva sia dal cortile sia dal giardino di Boboli. Comprendeva anche alcuni ambienti che erano appartenuti alla nonna Cristina di Lorena, con una cappellina costruita per lei nel 1589 (e disegnata da Remigio Cantagallina), fatta distruggere intorno al 1812 da Elisa Baciocchi (durante la dominazione francese) e della quale oggi resta solo la base ottagonale attraverso cui si entra negli ambienti de «La Muletta». In questa, grazie al recupero di Daniela Dini, oggi si possono ammirare degli straordinari affreschi dipinti da Pietro da Cortona - Il sacrificio di Noè nella piccola volta e la Nave d'Argo nella sala, oltre alle splendide specchiature monocrome con figure femminili, satiri e satiresse, contornate da girali di foglie e fiori - intorno al 1647. In quel periodo era attivo a Firenze anche un altro grande artista - Salvator Rosa - che per Giovan Carlo dipinse quattro lunette (oggi ne sono visibili solo tre) che rappresentano a tutt'oggi, gli unici affreschi dell'artista napoletana. Dopo solo 3 anni, le decorazioni pittoriche (comprendenti anche apparati decorativi a stucco e scagliola) erano ultimate e la «grottaninfeo » poteva dirsi pienamente funzionante. In essa si trovavano anche altre invenzioni tipiche dell'epoca e del gusto barocco: come due colonne (ancora ben visibili) ornate di anelli di conchiglie e spugne lungo le quali scendeva l'acqua; tra le colonne si trovava in ninfeo da cui sgorgava l'acqua, il vero fil rouge di tutto l'ambiente. Quindi da un'altra parte, secondo le ipotesi degli studiosi, doveva trovarsi una sorta di argano capace di emettere suoni simili a quelli della natura (cinguettii di uccelli, rumori di ruscelli etc...) che creavano un'atmosfera davvero magica all'interno di questo luogo di delizie. A conferma di ciò ecco l'elenco delle «quintessenze» rinvenute dopo la morte di Giovan Carlo, nel 1663, in un «Armadino degli odori» conservato proprio nell'anticamera della grotta. Questo custodiva vasetti di gelato di cedro, olii profumati, piante rare, spezie, un quadretto di olio di assenzio, sorbetti di gelsomino e di viola, «n. 43 scatole di cioccolata» (circa 18 chili) e perfino «tre scatole una grande con cartoccio di segatura di corna di cervia e due piccole». Quest'ultimo elemento potrebbe far supporre un'esigenza afrodisiaca per il Giovan Carlo, ma non dobbiamo dimenticare che nei secoli passati i prodotti naturali erano gli unici in grado di dare fiducia nella cura delle patologie. E se il cardinale soffriva di dolori articolari e artriti, la polvere di corna di cervo era ritenuta un toccasana. I maligni, al contrario, pensano che ne facesse uso per aumentare la propria vitalità fisica e sessuale... Chissà.
La "delizia" del cardinale. I tesori sconosciuti di Firenze
Il Palazzo Pitti, residenza dei Medici, custodisce un ambiente segreto chiamato Grotticina della Muletta. Questo luogo è stato dimenticato per più di un secolo e poi manomesso, ma è stato recentemente riscoperto e restaurato. L'ambiente è stato decorato con affreschi e sculture del XVII secolo, tra cui quattro lunette dipinte da Salvator Rosa. La grotta era dotata di un ninfeo con acqua che sgorgava da due colonne, e di un argano che emetteva suoni naturali. Dopo la morte del cardinale Giovan Carlo de' Medici, nel 1663, furono trovate numerose quintessenze, tra cui oli profumati, piante rare e scatole di cioccolata.
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