Lassessore provinciale interviene nel dibattito aperto da "Repubblica" Serve trovare agganci con le realtà locali come ha fatto Mantova con il Festival della letteratura. Non si può abbassare il livello per puntare al successo Serve vendere bene allesterno limmagine legata agli eventi con una continua informazione che tenga sempre alto linteresse e tocca alle istituzioni -------------------------------------------------------------------------------- LA cultura genovese del 2004 è più viva che mai, peccato che non sappiamo valorizzarla, parola di Giorgio Devoto, assessore alla cultura della Provincia di Genova, che in questi giorni si sta districando tra la realizzazione di un ciclo di iniziative legate al lavoro delle donne, la «Notte dei libri insonni» e gli appuntamenti legati al poeta Camillo Sbarbaro. «Daltra parte - ironizza Devoto - Montale per diventare Montale è dovuto andare a Firenze». Il tema della cultura dopo il 2004 è al centro di un ampio dibattito che si è aperto sulle pagine di Repubblica, a questo proposito lassessore regionale Fabio Morchio ha detto che serve una regia forte, in grado di puntare sui temi di qualità, evitando i finanziamenti a pioggia. Lei è daccordo su questo? «Certamente, la cultura genovese non è finita né prima né dopo il 2004, Genova non è una grande città e non può pretendere di avere una cultura dominante, ma le cose di qualità esistono, penso ai piccoli editori presenti in città o al patrimonio ricchissimo di beni culturali che abbiamo. Quello che serve allora è trovare degli agganci con la realtà locale e farli fruttare, come ha fatto Mantova col festival della letteratura. Daltra parte il Festival della Scienza è lesempio di unidea che funziona. Quello che non sopporto è lidea che per fare cultura di successo bisogno abbassare il livello, puntare sulleffimero, non bastano solo le notti bianche, e allora ben venga la linea di fare scelte e puntare sulla qualità». Esistono un assessorato alla cultura in Provincia, uno in Regione e uno in Comune, come si fa ad avere una regia vera e a non disperdere le risorse? «Io appena sono arrivato qui in Provincia ho preso contatti con i colleghi e collaboriamo benissimo, ci sono evidentemente grandi iniziative sulle quali possiamo lavorare insieme, come il Festival della scienza, e altre dove invece ognuno ha le proprie competenze. La mia missione come Provincia è quella di diffondere il più possibile la cultura sul territorio provinciale, arrivando nelle piccole realtà che da sole non ce la farebbero a costruire iniziative di peso. Recentemente ho incontrato gli assessori alla cultura di tutti i piccoli comuni genovesi e stanno nascendo tanti progetti. Penso ad esempio alle radici di Sbarbaro a Santa Margherita». Da tutto questo emerge unidea di cultura diffusa e radicata sul territorio, cosa pensa allora di città come Treviso o Ferrara che hanno costruito il loro successo su mostre di grande richiamo come Van Gogh e Cezanne combinate allinterno di pacchetti turistici? «Le grandi mostre vanno venissimo, ma io personalmente credo poco in iniziative così calate dallalto, sganciate dalla realtà del luogo, che richiedono oltre tutto grandi investimenti mentre i soldi per la cultura sono sempre quelli che sono. E poi noi abbiamo un patrimonio enorme, penso ai poeti come Montale e Sbarbaro, se ho un rimpianto per il 2004 è proprio quello che non è stato valorizzato Montale, lunico premio Nobel che abbiamo. Abbiamo un patrimonio di riviste culturale ricchissimo, abbiamo avuto il Seicento, abbiamo il Museo di Arte Orientale, uno dei più importanti al mondo, che pochissimi conoscono, ci sono il Museo dellAttore e quello della Stampa, non cè bisogno di andare a cercare fuori». E allora, se la nostra cultura è così ricca, perché non è conosciuta? «Questo è il tipico difetto di noi genovesi, daltra parte piangersi addosso non serve, quello che servirebbe è una giusta vendita dellimmagine allesterno legata agli eventi, alla quale deve fare seguito uninformazione continua per tenere desto linteresse, ed è su questo che noi istituzioni dobbiamo impegnarci al massimo».